CassandraChrista Wolf, «Cassandra», edizioni e/o 1985

Traduzione e Introduzione a cura di Anita Raja

Già torna a scuotermi Eros che/scioglie le membra,/dolceamara, indomabile, oscura/belva

(Saffo)

Porta dei leoni di Micene 2
Micene, Porta dei leoni*

 «Ecco dove accadde. Lei è stata qui. Questi leoni di pietra, ora senza testa, l’hanno fissata. Questa fortezza, una volta inespugnabile, cumulo di pietre ora, fu l‘ultima cosa che vide. Un nemico da tempo dimenticato e i secoli, sole, pioggia, vento, l’hanno spianata. Immutato il cielo, un blocco d’azzurro intenso, alto, distante. Vicine, oggi come ieri, le mura ciclopiche che orientano il cammino: verso la porta da cui non fiotta più sangue. Nelle tenebre. Nel macello. E sola.»

Eric-Emmanuel Schmitt, «Piccoli crimini coniugali», E/O 2006

Traduzione di Alberto Bracci Testasecca

 

Piccoli crimini coniugaliIl dove e il quando si legge sono elementi essenziali del contratto tra libro e lettore. E il tempo di vacanza, in cui si mutano i propri ritmi e vengono dismesse le occupazioni abituali, porta a variazioni nelle scelte di lettura. Si opta per una parentesi, dentro la quale si porranno contenuti adatti a ore distratte.

Così, tra letture un po’ svagate, ho riletto un racconto-commedia che, nella sua levità, ha portato a riflessioni sul tema della famiglia, oggi all’attenzione di tutti e su cui, credo, ognuno di noi ha maturato, e si tiene stretta, una fermissima opinione in procinto di venir rapidamente mutata.

Dunque, con la testa ancora in vacanza, e letture meditate in leggerezza, oggi, qui, ondivagherò alquanto (direi che il verbo ‘ondivagare’, se proprio si deve farlo, si usa solo all’infinito, ma mi piace usarlo così).

Zazie nel metroRaymond Queneau, “Zazie nel metro”, Einaudi 1994. Traduzione di Franco Fortini

Macchifastapuzza, si chiese Gabriel, arcistufo. Impossibile, mai che si puliscano. Sul giornale c’è scritto che a Parigi non c’è nemmeno l’undici per cento di appartamenti col bagno, non c’è da meravigliarsi, ma ci si può lavare anche senza.

Gabriel, un omone a tutti gli effetti, è alla Gare d’Austerlitz e aspetta il treno con cui stanno arrivando la sorella, Jeanne Lalochère, e la nipotina undicenne, Zazie. Jeanne ha programmato di prendersi tre giorni di libertà con il suo uomo del momento, e lascerà la figlia ospite dello zio Gabriel e della zia Marceline, sua moglie. Epoca: anni ’50; il romanzo è stato pubblicato nel ’59; il dopoguerra è ancora in corso.

Norvegian WoodMurakami Haruki, “Norwegian Wood (Tokio Blues)”, Einaudi 2006

Traduzione e Introduzione di Giorgio Amitrano

 

Sollevai il viso, e mentre guardavo le nuvole scure sospese sopra il Mare del Nord, la mia mente andò a tutte le cose che avevo perduto nel corso della vita. Il tempo passato, le persone morte o mai più riviste, le emozioni che non possono rivivere

Il più grande uomo scimmia del PleitoceneRoy Lewis, “Il più grande uomo scimmia del Pleistocene”, Adelphi 1992. Traduzione di Carlo Brera

Eccoci dentro un libro che ci condurrà a vivere un’esperienza tra le più interessanti, ospiti non veduti di una famiglia come tante, come le nostre, ma con un capofamiglia davvero fuori dal comune: sarà ricordato come Il Più Grande Uomo Scimmia del Pleistocene.

Il Pleistocene: un tempo, un po’ impreciso, qualcosa tra i due e oltre milioni e gli undicimila anni fa, millennio più millennio meno. Là, in quel tempo e in un qualche posto della Rift Valley, è vissuto Edward, con la moglie Millicent, e i figli, il secondo dei quali, Ernest, è il narratore della sua storia il cui finale, si può ben dire a sorpresa, ci costringerà a rivedere, ripensare, molto di ciò che ameremmo credere della nostra specie: e uso il condizionale perché, diciamocelo, a voler essere sinceri con noi stessi, c’è una certa differenza tra ciò che vorremmo pensarne e ciò che la ragione, guidata dai fatti che ci riguardano, dovrebbe portarci a concludere.

Un giorno questo dolore ti sarà utilePeter Cameron, “Un giorno questo dolore ti sarà utile”, Adelphi 2008. Traduzione di Giuseppina Oneto

Sii forte e paziente; un giorno questo dolore ti sarà utile“: era il motto della scuola di vela cui, a dodici anni, lo avevano mandato i suoi genitori, impegnati a divorziare. Era, aveva scoperto, “un luogo dove si cerca di raddrizzare gli adolescenti gravemente problematici grazie alle meraviglie del lavoro manuale” . Alla sorella era andata meglio, era più grande e le era toccato il Grand Tour in Europa.

Peter Cameron. Una rilettura e un ritorno. Perché il grande narratore di racconti, che abbiamo gustato in “Paura della matematica”, colui che tratteggiava i propri personaggi con poche, essenziali linee, permettendo al lettore, per questa via, di collaborare alla loro costruzione, e magari identificarvisi, è anche ben capace di misura lunga. Ed è capace, nella misura lunga, di mantenere il ritmo, il passo regolare del racconto breve, che non permette interruzioni, e aggancia il lettore, costretto a partecipare al percorso di vita che si snoda nelle pagine, ancora una volta mettendoci molto di suo.

L'oceano in fondo al sentieroNeil Gaiman, “L’oceano in fondo al sentiero”, Traduzione di Carlo Prosperi, Mondadori

Ho un ricordo estremamente vivido della mia infanzia…Sapevo cose terribili. E sapevo che non dovevo far sapere agli adulti che sapevo. Si sarebbero spaventati.” (Maurice Sendak, in conversazione con Arthur Spiegelman, The New Yorker, 27 settembre 1993)

E’ l’esergo che Neil Gaiman pone al suo romanzo, o racconto lungo. Per poi tradurlo in realtà, dicendo le cose che i bambini conoscono, vivono, da cui gli adulti restano, o si tengono, lontani.

Un mare di papaveri, Amitav GoshAmitav Ghosh, “Mare di papaveri”, Neri Pozza 2009

Traduzione a cura di Anna Nadotti e Norman Gobetti

Riprendo da dove avevo lasciato, preannunciando questo romanzo nel post precedente, e scrivendo che, ‘si leggono romanzi, si seguono appassionatamente le storie dei personaggi, mentre si immagazzina altro e, senza farci caso, si organizzano dentro di noi saperi, idee, punti di vista sul mondo’.

Particolarmente vero nel caso di questo bellissimo libro, che trattiene il lettore incollato alla pagina e ai molti personaggi che vi si muovono: vite che si intrecciano, per confluire in un destino comune; ogni storia un percorso a sé, carico di altre storie al proprio interno, capace di evocare mondi, facendo convivere le piccole cose di ogni giorno con i grandi eventi che decidono i destini, non dei popoli, no, non di un’astrazione, ma delle piccole singole vite di ognuno.

Pratchett, Tartarughe divineTerry Pratchett, “Tartarughe divine”, Salani Editore 2011

Traduzione di Valentina Daniele

 “Ora, osserviamo la tartaruga e l’aquila”: Terry Pratchett si appresta a raccontarci la sua storia e apre con una riflessione, da condividere con il lettore, sul modo in cui l’aquila si dà un gran da fare per catturare e mangiare la tartaruga. Prosegue, sempre conversando con noi che leggiamo, con una riflessione sul senso della filosofia, e sull’importanza della Storia, quella con la maiuscola: poche righe, quel genere di osservazioni che si fanno in una chiacchierata tra amici quando, seduti comodamente in poltrona, ci si scambiano pareri sulle cose del mondo.

“Una delle domande filosofiche ricorrenti è: “Un albero che cade nella foresta fa rumore anche se non c’è nessuno in ascolto?”

Il che la dice lunga sulla natura dei filosofi, perché nella foresta c’è sempre qualcuno. Può essere un semplice tasso, o uno scoiattolo un po’ sconcertato dal paesaggio che si sposta verso l’alto, ma ‘qualcuno’ c’è. Al limite, se fosse proprio nel cuore della foresta, lo sentirebbero milioni di piccoli dei”

Marco Malvaldi, Buchi nella sabbiaMarco Malvaldi, “Buchi nella sabbia“, Sellerio 2015

Ingredienti del romanzo: La Tosca di Giacomo Puccini, il Teatro Nuovo di Pisa, cantanti, direttore d’orchestra, direttore del teatro, tecnici di scena; I Carabinieri e un giornalista, Ernesto Ragazzoni, il protagonista principale; un tempo e un luogo, Pisa 1902, un anno dopo l’assassinio di re Umberto per mano dell’anarchico Gaetano Bresci; sullo sfondo, il nuovo re, Vittorio Emanuele III, mentre Giacomo Puccini, pur in assenza, sarà un inconsapevole protagonista della storia. E l’Anarchia.

Coetzee, Vergogna 2John Maxwell Coetzee, “Vergogna”, Einaudi 2000

Forse è una lezione da accettare. Bisogna saper ricominciare dal fondo. Senza niente. Senza una carta da giocare, senza un’arma, senza una proprietà, senza un diritto, senza dignità.

David Lurie è un professore universitario, insegna Scienze della Comunicazione e tiene un corso monografico, annuale, sui poeti romantici. Cinquantaduenne, ha alle spalle due divorzi; e ritiene di aver risolto sufficientemente bene il problema del sesso frequentando una casa di appuntamenti. I suoi bisogni, pur richiedendo di essere affrontati, non lo portano a provare grandi passioni.

Jonathan Littell, Le benevole

Jonathan Littell, “Le Benevole“, Einaudi 2014

Premetto che questa è una non-recensione. Perché non è possibile valutare un romanzo (un malloppone di quasi mille pagine)  di cui si è letto a malapena un quarto del tutto.

Vorrei, qui, proporre e condividere un dilemma: se sia ‘giusto’, e anzi ‘doveroso’ lasciare una lettura che, mentre costituisce un’esperienza faticosa e fonte di profondo disagio (dato dall’esperienza dello specchio, dal vedervi riflesso l’essere umano nel suo aspetto più nero), implica anche l’accettazione di premesse a mio parere moralmente non accettabili; un lettura che, in qualche modo, chiedendo di comprendere, in realtà chiede di colludere.

La lettera scarlattaNathaniel Hawthorne, “La lettera scarlatta”, Einaudi 2008

Rileggere questo romanzo è stato un grande piacere; ed è stata la lettura di un libro totalmente nuovo, nel corso della quale il fatto di conoscerne la storia è risultato ininfluente. Ero alle prese con un testo che, per me, aveva mutato di significato. I fatti erano gli stessi, la lettura di quei fatti non lo era. Molto interessante.

Ho potuto gustare tutta la ricchezza di questo romanzo, la ricchezza di letture possibili, ma soprattutto la ricchezza di tonalità del linguaggio di Hawthorne che conduce a un grande coinvolgimento, nella pluralità delle storie che compongono il romanzo, dato dalla pacatezza con la quale il tutto è narrato, dal gioco, che ammicca al lettore, dell’assenza (impossibile) di un punto di vista (che ovviamente c’è) da parte dell’autore; dalla partecipazione agli avvenimenti, dalle alleanze ai punti di vista dei diversi personaggi che, di volta in volta, vengono proposte al lettore.

I mercanti di stampe proibitePaolo Malaguti, “I mercanti di stampe proibite”, Editrice Santi Quaranta 2013

Siamo negli anni ’60 -’70 del XVIII secolo. L’Europa ha un assetto falsamente stabile, frutto delle parentele che legano tra loro le diverse dinastie regnanti; sono all’ordine del giorno guerre e rapporti conflittuali. Al tempo, finiva la guerra dei sette anni, la pace sempre provvisoria. Meno di due decenni dopo, la Rivoluzione francese e, a seguito, l’avventura napoleonica, spazzeranno via quel mondo, che il Congresso di Vienna, nel 1815, si illuderà solamente di restaurare.

La Serenissima Repubblica di S. Marco si avvia a vivere la fine della sua storia millenaria, senza ancora sospettarlo, all’apice dello splendore; in Spagna regna il Borbone re Carlo III, mentre a Vienna l’impero è guidato dall’imperatrice consorte Maria Teresa, madre di quella Maria Antonietta che, andata sposa infelice a quindici anni al sedicenne delfino di Francia, Luigi, sarebbe morta sulla ghigliottina nel 1792.