Il giardino di ElizabethElizabeth von Arnim, “Il giardino di Elizabeth”, Bollati Boringhieri 2002

Il giardino di Elizabeth è un romanzo che ‘parla’ di fiori e della cura di un bellissimo giardino, ma ‘racconta’ tutt’altro, e questo altro costituisce tutto il significato del giardino, che Elizabeth ama appassionatamente, a cui dedica tutte le sue energie e tutto il suo tempo.

L’<altro>, che costituisce il vero corpo del romanzo, è narrato così come si narrano il clima, le ambientazioni, sociale e familiare, il mondo in cui la storia si dipana, e mostra la tranquilla, talvolta ilare, più spesso ironica e allegramente testarda battaglia di Elizabeth per la propria esistenza: di donna, di moglie, di scrittrice.

Una stanza tutta per gli altriAlicia Giménez-Bartlett, “Una stanza tutta per gli altri”, Sellerio 2006

Alicia Giménez-Bartlett, interpreta e documenta in questo ‘romanzo‘ la storia di vita di Nelly Boxall, domestica per più di vent’anni nella casa di Leonard e Virginia Woolf. E, attraverso Nelly, ci fornisce un punto di vista non celebrativo sulla vita e sulla personalità della Woolf e sul mondo delle sue relazioni, il cosiddetto gruppo di Bloomsbury.

Il libro si sviluppa provenendo dalla voce diretta di Nelly, di cui l’autrice finge (in modo documentato) ci sia pervenuto un diario regolarmente tenuto negli anni in cui è stata al servizio dei Woolf.

P1060109Ruth Rendell, “La morte non sa leggere” (titolo originale “A judgement in stone”)[i]

Questa è una rilettura. Ed io che amo il poliziesco classico – omicidio, poliziotto, indizi, indagini, scoperta del colpevole e trionfo della ‘giustizia’ – ho mantenuto una memoria particolare per questo noir anomalo, che inizia, rovesciando lo schema, dall’informazione sull’avvenuto sterminio dell’intera famiglia Coverdale, padre madre e due figli, da parte di Eunice Parchman, bravissima governante di casa, compiuto insieme alla sua amica Joan Smith, per nascondere il fatto di essere analfabeta.

Il paese delle neviKawabata Yasunari, “Il paese delle nevi”, Einaudi 2014

Non so se questa potrà essere una recensione. Sto ancora riprendendomi dalla lettura. Il che richiederebbe la seconda lettura, e so che non rileggerò questo libro. Non a breve. Ma non lo dimenticherò. E so che sono contenta di averlo letto. Scriverne mi permetterà di metterne a fuoco il senso, che ha avuto per me, ovviamente.

È inverno. Si apre la stagione sciistica nel paese delle nevi, che vive di turismo (la stagione sciistica, il periodo autunnale in cui ammirare le foglie di acero). Si intravvedono, sullo sfondo, degli invisibili che lavorano (un capostazione, il personale dell’albergo, il portiere, le cameriere).

L'estate senza uominiSiri Hustvedt, “L’estate senza uomini”, Einaudi 2013

 Incipit: “Qualche tempo dopo che lui aveva detto la parola ‘Pausa’, impazzii e finii in ospedale. Non aveva detto “Non voglio vederti mai più”, oppure “E’ finita” ma dopo trent’anni di matrimonio ‘Pausa’ bastò a trasformarmi in una matta i cui pensieri si scontravano esplodendo e rimbalzando come pop corn nel microonde”.

Il seguito è leggerezza e profondità, sorriso e ironia lieve, dolore buono, se si può dire così, e persino allegria. Ed è corporeità. Buona e integra.

La trilogia della città di KAgota Kristof, “La trilogia della città di K”, Einaudi 2014

Si trovano in camera nella casa della gioventù. Claus scioglie il cordino con cui è legato il suo vecchio cappotto. Posa cinque quaderni sul tavolo. Peter li apre uno dopo l’altro.”

“Sono veramente curioso di sapere cosa contengono questi quaderni. E’ una specie di diario?”

Claus dice:

“No, sono delle menzogne.”Delle menzogne?”

“Sì, delle cose inventate. Delle storie che non sono vere ma potrebbero esserlo.”

Scelgo di cominciare dalla fine, dal punto in cui (“La Terza Menzogna“) si avvia lo scioglimento della storia, se così si può dire, perché niente, in questa storia, è costruito per essere sciolto.

Tutte le animeJavier Marìas, “Tutte le anime”, Einaudi 2006

‘All Souls College’ di Oxford. ‘Tutte le anime’: il titolo di questo bellissimo libro non è fuorviante. Diverse ‘anime’ compongono infatti il mosaico di narrazioni che il protagonista, voce narrante, ci fa conoscere, raccontandoci il periodo di due anni da lui trascorsi con un incarico di docente di letteratura spagnola a Oxford.

Il narratore è un giovane professore spagnolo che scrive per fissare l’esperienza del suo periodo oxoniense, esperienza che definisce “di turbamento” mentre, essendo lui, per carattere, persona tutt’altro che turbata – questo egli afferma di sé – tutto finirebbe per esser dimenticato: “Anche i morti, che sono metà delle nostre vite, ciò che compone la vita insieme ai vivi, senza che in realtà sia facile capire che cosa separa e distingue gli uni dagli altri; intendo dire i vivi dai morti che abbiamo conosciuto da vivi. E finirei per cancellare i morti di Oxford. I miei morti, il mio esempio.

La forza del passatoHo completato la lettura di questo romanzo, ormai datato (prima edizione dell’anno 2000), di Sandro Veronesi, di cui avevo letto qualche anno fa unicamente “XY”, libro che avevo messo da parte riservandomene una rilettura (che finora non c’è stata). Mi era parso un libro che aveva delle possibilità, la scrittura era interessante, e anche l’idea poteva esserlo; non ne ero rimasta convinta ma nel contempo esitavo a rinunciare a questo scrittore. Cosa che invece, per tre anni, ho evidentemente fatto.

Rumore bianco Don Delillo, “Rumore Bianco”, Einaudi 2014

Siamo ai primi anni ’80, negli U.S.A. Nella cittadina di Blacksmith c’è il College-on-the Hill. L’incipit è la rappresentazione dell’inizio dell’anno scolastico, con l’arrivo degli studenti che rivela fin da subito, in nuce, il contesto ambientale per la storia che seguirà.
Ci troviamo in un luogo ameno della provincia americana dove vive, con la sua famiglia estesa, Jack Gladney, voce narrante del romanzo, preside del Dipartimento di studi hitleriani del locale College.
Jack Gladney è un uomo grande e grosso, che porta occhiali neri per stare nel personaggio che la sua specializzazione comporta; è una persona tranquilla, direi mansueta, che vive, con la quarta moglie e figli dei precedenti matrimoni di entrambi, una felice vita familiare. Non parla il tedesco e lo deve imparare, almeno quel po’ che basta per ricevere gli ospiti del Convegno Internazionale di studi hitleriani che ha organizzato.

Ivy Compton-Burnett, Un’eredità e la sua storia, Adelphi Edizioni 2001Un'eredità e la sua storia

Nell’ultima chiacchierata sulle letture in corso ho già presentato quest’autrice, di cui tuttavia voglio proporre in particolare questo romanzo. Non perché sia il suo migliore, ammesso che, specialmente sulle opere di Ivy Compton-Burnett si possano fare classifiche di questo tipo ma perché, a mio parere, è uno dei suoi romanzi più gradevoli, che si legge con il sorriso (nel retro del quale c’è, comunque, sempre, un leggero stridor di denti: non del tutto spiacevole, no.)

Mi dilungherò dunque sulla sinossi, ed eccederò un po’ in citazioni di dialoghi, dato che, al di là della storia narrata, sono senza dubbio l’elemento prevalente in questa scrittura. Se ne viene travolti, non c’è respiro, e ci si chiede come mai l’autrice non abbia scritto per il teatro. La casa, i personaggi, i dialoghi, sono visibili. Non si ‘leggono’, si ‘odono’ e si ‘vedono’.

Franz Werfel, I quaranta giorni del Mussa Dagh, Casa Editrice Corbaccio 20132205113_I quaranta giorni dl Mussa Dagh_cop@01.indd

Questa è una storia ed è un romanzo: Werfel narra la vicenda di cinquemila armeni, gli abitanti di sette villaggi alle falde del Moussa Dagh che, nell’imminenza della deportazione da parte della Turchia, l’allora Impero Ottomano, nel corso della prima guerra mondiale – era il 1915 – decisero di resistere rifugiandosi e organizzandosi per combattere sulla loro montagna. Da lassù, il monte si trova a Nord della Baia di Antiochia, a picco sul mare, sperarono di essere individuati da qualche nave francese o inglese che li potesse salvare, rivolgendo dunque le loro speranze necessariamente al nemico. Alzarono una grande bandiera, con scritto “Aiuto, Cristiani in pericolo” sperando che fosse veduta. Dopo quaranta giorni, prossimi alla morte per fame, furono individuati, non per merito del segnale, da una nave francese che li mise in salvo. Questa è Storia, ed è la storia di quella gente, di quelle comunità, di quella decisione e di quei quaranta giorni.

John Williams, Stoner, Fazi Editore 2012

Quando si finisce di leggere questo libro, dimenticando il fatto che, fino circa la metà si era stati tentati di lasciarlo per noia e qualcosa ci aveva trattenuti, si esala un respiro e la voce interna dice una unica parola: Bellissimo.

Poi, come accade quando un autore ci ha totalmente presi, la mente va alla ricerca della nuova sua opera da leggere. A questo punto ci si dice, stupiti: “No. Non credo che leggerò altro di suo. Questo autore è questo libro. E basta”.

Non accade spesso, ma accade. A me è accaduto con questo libro. Di sentirlo come una totalità. E cerco di capire: perché questo libro è bellissimo? E perché questa sensazione di totalità conclusa?

Andrew Sean Greer, La storia di un matrimonio, Adelphi 2008

La storia di un matrimonioPer questo libro sono necessarie due parole sull’autore. Giovane, nato nel 1970, gode di un’ottima critica. In Italia è pubblicato da Adelphi. Nel 2014 l’autore ha vinto il Premio Fernanda Pivano che, come noto, viene attribuito ad autori americani, tradotti in Italia, la cui opera venga giudicata rilevante.

Sempre nel 2014 è vincitore del Bottari Lattes Grinzane con il romanzo “Le vite impossibili di Greta Wells”.

Inizio con queste informazioni sull’autore e sul romanzo in quanto, a mio giudizio, “La storia di un matrimonio”, presenta aspetti che mi hanno lasciata, a dir poco, molto perplessa.

Andrew Sean Greer, Le confessioni di Max Tivoli, Adelphi Ebook, prima edizione digitale 2014Racconti dell'età del jazz

Francis Scott Fitzgerald, Il caso singolare di Benjamin Button. In: Racconti dell’età del jazz, Mondadori 2014

 

Segue a: “Una coppia nell’America del 1953

Breve premessa: ho iniziato la lettura di “Le confessioni di Max Tivoli”, dopo aver recensito “La storia di un matrimonio”, di Andrew Sean Greer, desiderando conoscere meglio questo autore, sul cui precedente romanzo avevo espresso riserve. E mi sono imbattuta nello ‘strano caso’, che è forse deducibile già dal titolo di questo post, e anche noto. Non lo era per me, e dunque mi scuso se parlo di qualcosa di altamente risaputo tra alcuni lettori. Ecco di cosa si tratta: