PraderadegoCaldo afoso e gita in libreria. Una sola libreria visitata, “Canova”, dopodiché il sole a picco ha consigliato il rientro a casa. Tuttavia, una gita abbastanza soddisfacente. Due libri. Un terzo lo dovrò ordinare perché, datato due anni fa, ovviamente non è più reperibile (quanto mi fa arrabbiare questa cosa!). Comprendo bene il problema, facciamo il gioco delle frasi fatte e diciamo che “lo spazio è tiranno”. Diciamo anche che, come tutte le frasi fatte, anche questa esprime, al fondo, una verità e una sciocchezza congiunte: lo spazio è, per definizione, insieme al tempo, il luogo della libertà: dipende da come si sceglie di utilizzarlo. Sono in ogni modo costretta a riflettere, a mio scorno, sulla mia pretesa di trovare una libreria che si faccia carico di tenere i libri che <io> scelgo, disponibili quando <io> li voglio, il che peraltro non corrisponde quasi mai a quando vengono editati dato che, rispetto alla nuova uscita, sto comunque leggendo qualcos’altro e ho in corso il mio arretrato di letture desiderate. Lasciamo perdere. Onore al libraio, che lo merita. Mestiere difficile.

hercule-poirotIn quest’ultima settimana, chiuso il libro di Wallace, confesso di essermi letteralmente tuffata dentro il mondo rassicurante dei migliori polizieschi – due Hercule Poirot d’annata, uno in seguito all’altro, come esercizio di recupero (mantenimento, si spera) del mio benessere mentale.

Ho dunque fatto visita a due ottime famiglie: una visita alla residenza di campagna di sir Henry e Lady Lucy Angkatell (“Poirot e la salma”), nel piccolo centro di Market Basing, dove mi pare si localizzi più di una indagine di Hercule Poirot; una seconda visita a Littlegreen House, residenza dell’anziana signorina Emily Arundell (“Due mesi dopo”) purtroppo deceduta, morta ammazzata, come Hercule Poirot scoprirà.

DavidfosterwallaceBene. Mi mancano circa un centinaio di pagine per finire la prima lettura di “Infinite Jest”. E non riesco a pensare che D. F. W non scriverà più. Non ci riesco. Sento qualcosa del genere ‘devo prendermela con qualcuno, con chi non gli ha voluto abbastanza bene per farlo restare’, un abbastanza che, evidentemente, doveva essere fuori portata per chiunque; sento anche qualcosa che invece dice sì, dopo tutto ciò che ha spremuto di sé, aveva il diritto di dire basta e sì, se si vuole davvero bene a una persona, è anche giusto lasciarla andare.

2527-1275536166cK8PProlegomeni a “Infinite Jest”, di D.F. Wallace (2)

Durante i viaggi, ma ancor più dentro i libri, si incontrano altri, da conoscere, che ci parlano e con cui, a nostra volta, parliamo. Ci sarebbe molto da dire sulla relazioni che si formano, viaggiando dentro un libro, sulle identificazioni e sui respingimenti, sui riconoscimenti di possibili diversi modi di rapportarsi al mondo, da cui trarre suggestioni. Senza dire che, dentro un libro, si viaggia anche nel tempo.

PENTAX ImageBasta discorsi sull’editoria, almeno per ora. Nel frattempo, ho accumulato letture, desideri di letture, libri iniziati, e un bel po’ di disordine dentro al quale attendo, senza alcuna certezza, la serendipità su cui faccio sempre affidamento e che solitamente non mi tradisce.

Cerco una cosa e ne trovo un’altra? Va bene. Mi trovo tra le mani qualcosa che non avrei mai, per mia scelta, ricercato? Va bene ancora, e forse di più. Spesso significa che proprio là ero diretta e là c’era ciò che mi tornerà utile, o piacevole, che è lo stesso, e non starò a farci sopra la dimostrazione; la cosa, se si vuole, è intuitiva.

Ray Bradbury 2
Ray Bradbury

E’ certo che l’editoria cartacea, oggi, quali che possano essere (nei diversi paesi, ma noi parliamo dell’Italia) le scelte compiute, o di prossimo compimento, sta vivendo un momento di particolare difficoltà.

Questa industria si trova a fronteggiare quella che non è una semplice crisi congiunturale, le difficoltà di un mercato in cui, per cause multiple, la produzione subisce richieste di variazioni, in questo o in quel campo, o il mercato stesso modifica le proprie richieste, cose così.

NativesHo terminato la lettura di: Emmanuel Carrère, “Il Regno“, Adelphi 2015. E no, questa non è la recensione, non ancora. Per il momento, è una chiacchierata dato che, nell’ultima, non ho scritto dei libri in corso o in attesa di lettura (stavo finendo di leggere Carrère).

Era da un po’ che, in libreria, questo libro mi veniva tra le mani, per poi venir lasciato. Mi veniva tra le mani, penso, in quanto edizione Adelphi – la mia libreria ne contiene una più che buona serie, sono libri di cui mai acquisterei l’e-book, nemmeno nella forma ‘prima leggo poi, se il libro mi sarà piaciuto, acquisterò il cartaceo’. Sempre a proposito di editoria, ci sono case editrici alle quali si è affezionati, per la qualità delle proposte, perché il catalogo ci corrisponde, per la forma, la copertina, la carta, la stampa: è ancora così, e spero continui ad esserlo.

Libreria Santi Quaranta di TrevisoIl fatto che, pensando a ciò che sta succedendo nel mondo del libro – e non solo nel breve momento attuale, in Italia – io mi sia trovata a rileggere, e proporre, “Fahrenheit 451. Il tempo della Fenice”, è evidentemente non casuale. Neppure programmato, ma si tratta certamente di un libro che viene al punto, come si dice.

Non so bene come potrò proseguire, per la verità; so che ho in testa tante cose, meglio, la sensazione che ci siano tante cose su cui riflettere, e trovo difficoltà a metterle a fuoco, dentro un discorso organico. Così, scelgo, quale metodo, il lasciare che sulla carta, scrivendo, le domande e i pensieri si formino, partendo dalla domanda che ho posto e mi sono posta nel titolo dell’ultima chiacchierata: “Chi sceglie cosa noi vogliamo leggere?”

Enormi cambiamenti all'ultimo momentoMi sto facendo alcune domande: a proposito di Case Editrici Italiane – ho accennato al tema nell’ultimo Parliamone (Maggio: ai libri e agli editori capitano tante cose) – ma anche a proposito di attività quali quella di recensire, proporre la lettura di un libro.

Partendo dal primo tema: ho dato una scorsa alle Case Editrici dei libri che ho proposto. Ero curiosa di vedere se si evidenziavano significative prevalenze o esclusioni, cose così.

Si tratta di 22 Case editrici per, ad oggi, 56 libri (anche se i libri proposti sono in numero maggiore; di alcuni ho scritto, proponendone la lettura, commentandoli brevemente in questa rubrica, senza recensirli). Sono stati scelti in base, come spesso detto, al mio apprezzamento e al fatto che ‘uno tira l’altro’, al fatto che gli argomenti, gli autori, si richiamano, o per un consiglio ricevuto; non sono stati sicuramente scelti in base alla Casa Editrice che li ha pubblicati né, che so, a classifiche di vendita.

Maggio quasi impone il parlare di editoria: è il mese del Salone del Libro di Torino; è stato preceduto dalla “Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore” che si è, diciamo pure, celebrata, come avviene ogni anno, il 23 aprile scorso; in Italia siamo in attesa di vedere, capire, cosa succederà nel nostro piccolo mondo della grande editoria, qualora vada in porto l’acquisto (non è già accaduto, vero?) di RCS Libri da parte di Mondadori; ne sappiamo poco tutti, vero? Non credo di essere solo io. Ciò di cui siamo stati informati è che, in questa evenienza, si avrà “la formazione di un gruppo che controlla quasi il 40 per cento del settore editoriale trade (narrativa e saggistica) e il 25 per cento della scolastica, quindi con un’enorme forza di proposta e contrattazione nei vari ambiti legati al libro”.[1]

Ordine internamento
L’Ordine Esecutivo 9066, emesso il 19 febbraio 1942 dal 32esimo presidente degli Stati Uniti d’America Franklin Delano Roosevelt, decretava che tutti i residenti sul territorio degli Stati Uniti di origine giapponese, anche se nati in territorio americano, dovevano essere rinchiusi in un campo di concentramento. In: http://www.youkosoitalia.net/storia-giapponese/i-nisei-americani-e-lordine-esecutivo-9066/

Avevo segnalato, in Racconti, letture del tempo lento, tra la narrativa in attesa di lettura, il romanzo di David GutersonLa neve cade sui cedri”. Lo sto leggendo, lettura notturna.

Questa, infatti, non è una recensione. Ne parlo qui, brevemente, perché, rispetto a questo libro, mi si pone il problema della sua difficile reperibilità. Diciamo che, quantomeno, occorre cercarlo; magari lo si può trovare in biblioteca. Io, come ho raccontato, ne ho trovato una copia di seconda mano. E’ un libro interessante, e non solo o non tanto per il fatto di essere un buon thriller.

Un angelo alla mia tavolaDopo aver recensito i bellissimi racconti di Peter Cameron di “Paura della matematica”, o meglio prima di farlo, ho dovuto prender nota del fatto che si tratta del primo libro di racconti di cui mi occupo in questo spazio.

La verità, ovvia, è che ne ero perfettamente consapevole; qua e là, mi era capitato di parlare di racconti, e di desiderare di farlo, di desiderare di proporne. Ricordo di averne citato alcuni che ho molto amato, storie fantastiche – “Bartleby lo scrivano”, di Herman Melville, “Le morti concentriche” di Jack London, “25 agosto 1983 e altri racconti” di Jorge Luis Borges – limitandomi, tuttavia, a darne indicazione, a condividere ricordi, senza proporne davvero la lettura.