Ya, La battaglia di CampocarneRoberto Recchioni, «Ya, La battaglia di Campocarne», Mondadori 2015

Che sia fatta l’avventura / Senza ieri né domani /

Con la vita tra le mani / Sempre pronti a battagliar

Questa è una fiaba. Una di quelle vere, dove ci sono tutti i personaggi previsti, capaci di farci provare quella meraviglia che fa bene al nostro vivere; che, per permetterci di godere davvero una tale meraviglia, dovranno essere ampiamente prevedibili e previsti: qui ci sono i buoni, là ci sono i cattivi; c’è una storia e ci sono le storie, plurali, che portano ad aspettare un altro racconto; c’è l’amore, quello bello che riscalda e, soprattutto, non complica la vita.

Se una notte d'inverno un viaggiatoreItalo Calvino, «Se una notte d’inverno un viaggiatore», Einaudi 1979

Terminato questo libro, la voglia di provare, solo provare, a descriverne l’esperienza di lettura è qualcosa che disarticola il pensiero, tra un senso di urgenza (è bellissimo!) e il timore che invita a ritrarsi dal tentativo.

Un libro importante, questo. Un struttura narrativa che ha fatto la storia della letteratura italiana; che Calvino ha scritto sapendo bene ciò che si accingeva a fare – e chissà, anche lui preso tra urgenza e timore. Osando e divertendosi, emozionandosi, interrogandosi, affaticandosi. Senza allentare il controllo sul testo.

Murakami, 1Q84Haruki Murakami, «1Q84» Libri 1, 2 e 3 – Einaudi 2011, 2012

Traduzione di Giorgio Amitrano

 

Ecco un romanzo che ho iniziato a leggere con una grande aspettativa. Attendevo – dopotutto, «1Q84» è stato presentato come il capolavoro, ad oggi, di Haruki Murakami – il piacere di immergermi in un gioco – un mondo – un’esperienza – che non mi avrebbe abbandonato in poche ore. Un mastodonte di libro, tutto per me, certificato sicuro.

Ho iniziato la lettura ed ecco, sì, nel libro primo c’era una storia che prometteva bene.

Un cigno selvatico, Michael CunninghamMichael Cunningham, «Un cigno selvatico», La nave di Teseo 2016

con illustrazioni di Yuko Shimizu – Traduzione di Carlo Prosperi

 

Difficile, davvero, parlare di questo libro – facilissimo e travolgente leggerlo.

Salvo poi trovarsi alle prese con un sentimento di imbarazzo: su di noi, su quel che di noi e dei nostri castelli in aria ci è stato mostrato; consolati tuttavia dal riconoscere, dentro racconti che contengono un nostro irriverente rispecchiamento, un’umanità  degna di una  profonda anche se perdente simpatia; un’umanità fragile, persino spiacevole, per niente corrispondente a come ognuno di noi pensa/desidera/sogna di poter essere; con, tuttavia, aspetti di eroismo della quotidianità che oltrepassano  i falsi sogni di grandezza mitizzata e fasulla.

La comparsa, Yehoshua

Abraham B. Yehoshua, «La comparsa», traduzione di Alessandra Shomroni, Einaudi 2014

Ho letto alcuni mesi fa questo bellissimo romanzo di Yehoshua, non osando scriverne senza prima averlo lasciato deporre, dentro di me, e averlo, a tempo debito, riletto. Sapendo che lo rileggerò ancora.

È un romanzo, a una prima lettura, piacevole, che si gusta come una compagnia, una conversazione, un brano musicale; ci accompagna, senza sforzo, a conoscere una donna, e lo fa rendendo immediatamente percepibile il potervi disseppellire una grande ricchezza di letture, tante domande, su di sé e sull’altro. Si cammina, per le strade di Gerusalemme, alla ricerca del conoscere l’altro e del conoscersi, incontrando la città, la gente, i cambiamenti.

AmericanahChimamande Ngozi Adichie, «Americanah», Einaudi 2015.

Traduzione di Andrea Sirotti

 

«Quante altre persone erano diventate nere in America?» È la domanda che si rivolge Ifemelu, la protagonista di questo romanzo della scrittrice nigeriana.

La storia. Ifemelu, una ragazza nigeriana, riesce ad andare negli U.S.A. per completare gli studi universitari; la sua partenza è parte di un progetto condiviso con il suo ragazzo, Obinze che, a differenza di lei, non otterrà il visto per l’America. Quando Obinze riuscirà a partire sarà in direzione dell’Inghilterra, il rapporto con Ifemelu ormai interrotto.

CassandraChrista Wolf, «Cassandra», edizioni e/o 1985

Traduzione e Introduzione a cura di Anita Raja

Già torna a scuotermi Eros che/scioglie le membra,/dolceamara, indomabile, oscura/belva

(Saffo)

Porta dei leoni di Micene 2
Micene, Porta dei leoni*

 «Ecco dove accadde. Lei è stata qui. Questi leoni di pietra, ora senza testa, l’hanno fissata. Questa fortezza, una volta inespugnabile, cumulo di pietre ora, fu l‘ultima cosa che vide. Un nemico da tempo dimenticato e i secoli, sole, pioggia, vento, l’hanno spianata. Immutato il cielo, un blocco d’azzurro intenso, alto, distante. Vicine, oggi come ieri, le mura ciclopiche che orientano il cammino: verso la porta da cui non fiotta più sangue. Nelle tenebre. Nel macello. E sola.»

Eric-Emmanuel Schmitt, «Piccoli crimini coniugali», E/O 2006

Traduzione di Alberto Bracci Testasecca

 

Piccoli crimini coniugaliIl dove e il quando si legge sono elementi essenziali del contratto tra libro e lettore. E il tempo di vacanza, in cui si mutano i propri ritmi e vengono dismesse le occupazioni abituali, porta a variazioni nelle scelte di lettura. Si opta per una parentesi, dentro la quale si porranno contenuti adatti a ore distratte.

Così, tra letture un po’ svagate, ho riletto un racconto-commedia che, nella sua levità, ha portato a riflessioni sul tema della famiglia, oggi all’attenzione di tutti e su cui, credo, ognuno di noi ha maturato, e si tiene stretta, una fermissima opinione in procinto di venir rapidamente mutata.

Dunque, con la testa ancora in vacanza, e letture meditate in leggerezza, oggi, qui, ondivagherò alquanto (direi che il verbo ‘ondivagare’, se proprio si deve farlo, si usa solo all’infinito, ma mi piace usarlo così).

Norvegian WoodMurakami Haruki, “Norwegian Wood (Tokio Blues)”, Einaudi 2006

Traduzione e Introduzione di Giorgio Amitrano

 

Sollevai il viso, e mentre guardavo le nuvole scure sospese sopra il Mare del Nord, la mia mente andò a tutte le cose che avevo perduto nel corso della vita. Il tempo passato, le persone morte o mai più riviste, le emozioni che non possono rivivere

Il più grande uomo scimmia del PleitoceneRoy Lewis, “Il più grande uomo scimmia del Pleistocene”, Adelphi 1992. Traduzione di Carlo Brera

Eccoci dentro un libro che ci condurrà a vivere un’esperienza tra le più interessanti, ospiti non veduti di una famiglia come tante, come le nostre, ma con un capofamiglia davvero fuori dal comune: sarà ricordato come Il Più Grande Uomo Scimmia del Pleistocene.

Il Pleistocene: un tempo, un po’ impreciso, qualcosa tra i due e oltre milioni e gli undicimila anni fa, millennio più millennio meno. Là, in quel tempo e in un qualche posto della Rift Valley, è vissuto Edward, con la moglie Millicent, e i figli, il secondo dei quali, Ernest, è il narratore della sua storia il cui finale, si può ben dire a sorpresa, ci costringerà a rivedere, ripensare, molto di ciò che ameremmo credere della nostra specie: e uso il condizionale perché, diciamocelo, a voler essere sinceri con noi stessi, c’è una certa differenza tra ciò che vorremmo pensarne e ciò che la ragione, guidata dai fatti che ci riguardano, dovrebbe portarci a concludere.

Un giorno questo dolore ti sarà utilePeter Cameron, “Un giorno questo dolore ti sarà utile”, Adelphi 2008. Traduzione di Giuseppina Oneto

Sii forte e paziente; un giorno questo dolore ti sarà utile“: era il motto della scuola di vela cui, a dodici anni, lo avevano mandato i suoi genitori, impegnati a divorziare. Era, aveva scoperto, “un luogo dove si cerca di raddrizzare gli adolescenti gravemente problematici grazie alle meraviglie del lavoro manuale” . Alla sorella era andata meglio, era più grande e le era toccato il Grand Tour in Europa.

Peter Cameron. Una rilettura e un ritorno. Perché il grande narratore di racconti, che abbiamo gustato in “Paura della matematica”, colui che tratteggiava i propri personaggi con poche, essenziali linee, permettendo al lettore, per questa via, di collaborare alla loro costruzione, e magari identificarvisi, è anche ben capace di misura lunga. Ed è capace, nella misura lunga, di mantenere il ritmo, il passo regolare del racconto breve, che non permette interruzioni, e aggancia il lettore, costretto a partecipare al percorso di vita che si snoda nelle pagine, ancora una volta mettendoci molto di suo.

L'oceano in fondo al sentieroNeil Gaiman, “L’oceano in fondo al sentiero”, Traduzione di Carlo Prosperi, Mondadori

Ho un ricordo estremamente vivido della mia infanzia…Sapevo cose terribili. E sapevo che non dovevo far sapere agli adulti che sapevo. Si sarebbero spaventati.” (Maurice Sendak, in conversazione con Arthur Spiegelman, The New Yorker, 27 settembre 1993)

E’ l’esergo che Neil Gaiman pone al suo romanzo, o racconto lungo. Per poi tradurlo in realtà, dicendo le cose che i bambini conoscono, vivono, da cui gli adulti restano, o si tengono, lontani.

Un mare di papaveri, Amitav GoshAmitav Ghosh, “Mare di papaveri”, Neri Pozza 2009

Traduzione a cura di Anna Nadotti e Norman Gobetti

Riprendo da dove avevo lasciato, preannunciando questo romanzo nel post precedente, e scrivendo che, ‘si leggono romanzi, si seguono appassionatamente le storie dei personaggi, mentre si immagazzina altro e, senza farci caso, si organizzano dentro di noi saperi, idee, punti di vista sul mondo’.

Particolarmente vero nel caso di questo bellissimo libro, che trattiene il lettore incollato alla pagina e ai molti personaggi che vi si muovono: vite che si intrecciano, per confluire in un destino comune; ogni storia un percorso a sé, carico di altre storie al proprio interno, capace di evocare mondi, facendo convivere le piccole cose di ogni giorno con i grandi eventi che decidono i destini, non dei popoli, no, non di un’astrazione, ma delle piccole singole vite di ognuno.

Pratchett, Tartarughe divineTerry Pratchett, “Tartarughe divine”, Salani Editore 2011

Traduzione di Valentina Daniele

 “Ora, osserviamo la tartaruga e l’aquila”: Terry Pratchett si appresta a raccontarci la sua storia e apre con una riflessione, da condividere con il lettore, sul modo in cui l’aquila si dà un gran da fare per catturare e mangiare la tartaruga. Prosegue, sempre conversando con noi che leggiamo, con una riflessione sul senso della filosofia, e sull’importanza della Storia, quella con la maiuscola: poche righe, quel genere di osservazioni che si fanno in una chiacchierata tra amici quando, seduti comodamente in poltrona, ci si scambiano pareri sulle cose del mondo.

“Una delle domande filosofiche ricorrenti è: “Un albero che cade nella foresta fa rumore anche se non c’è nessuno in ascolto?”

Il che la dice lunga sulla natura dei filosofi, perché nella foresta c’è sempre qualcuno. Può essere un semplice tasso, o uno scoiattolo un po’ sconcertato dal paesaggio che si sposta verso l’alto, ma ‘qualcuno’ c’è. Al limite, se fosse proprio nel cuore della foresta, lo sentirebbero milioni di piccoli dei”