Un giorno questo dolore ti sarà utilePeter Cameron, “Un giorno questo dolore ti sarà utile”, Adelphi 2008. Traduzione di Giuseppina Oneto

Sii forte e paziente; un giorno questo dolore ti sarà utile“: era il motto della scuola di vela cui, a dodici anni, lo avevano mandato i suoi genitori, impegnati a divorziare. Era, aveva scoperto, “un luogo dove si cerca di raddrizzare gli adolescenti gravemente problematici grazie alle meraviglie del lavoro manuale” . Alla sorella era andata meglio, era più grande e le era toccato il Grand Tour in Europa.

Peter Cameron. Una rilettura e un ritorno. Perché il grande narratore di racconti, che abbiamo gustato in “Paura della matematica”, colui che tratteggiava i propri personaggi con poche, essenziali linee, permettendo al lettore, per questa via, di collaborare alla loro costruzione, e magari identificarvisi, è anche ben capace di misura lunga. Ed è capace, nella misura lunga, di mantenere il ritmo, il passo regolare del racconto breve, che non permette interruzioni, e aggancia il lettore, costretto a partecipare al percorso di vita che si snoda nelle pagine, ancora una volta mettendoci molto di suo.

L'oceano in fondo al sentieroNeil Gaiman, “L’oceano in fondo al sentiero”, Traduzione di Carlo Prosperi, Mondadori

Ho un ricordo estremamente vivido della mia infanzia…Sapevo cose terribili. E sapevo che non dovevo far sapere agli adulti che sapevo. Si sarebbero spaventati.” (Maurice Sendak, in conversazione con Arthur Spiegelman, The New Yorker, 27 settembre 1993)

E’ l’esergo che Neil Gaiman pone al suo romanzo, o racconto lungo. Per poi tradurlo in realtà, dicendo le cose che i bambini conoscono, vivono, da cui gli adulti restano, o si tengono, lontani.

Un mare di papaveri, Amitav GoshAmitav Ghosh, “Mare di papaveri”, Neri Pozza 2009

Traduzione a cura di Anna Nadotti e Norman Gobetti

Riprendo da dove avevo lasciato, preannunciando questo romanzo nel post precedente, e scrivendo che, ‘si leggono romanzi, si seguono appassionatamente le storie dei personaggi, mentre si immagazzina altro e, senza farci caso, si organizzano dentro di noi saperi, idee, punti di vista sul mondo’.

Particolarmente vero nel caso di questo bellissimo libro, che trattiene il lettore incollato alla pagina e ai molti personaggi che vi si muovono: vite che si intrecciano, per confluire in un destino comune; ogni storia un percorso a sé, carico di altre storie al proprio interno, capace di evocare mondi, facendo convivere le piccole cose di ogni giorno con i grandi eventi che decidono i destini, non dei popoli, no, non di un’astrazione, ma delle piccole singole vite di ognuno.

Pratchett, Tartarughe divineTerry Pratchett, “Tartarughe divine”, Salani Editore 2011

Traduzione di Valentina Daniele

 “Ora, osserviamo la tartaruga e l’aquila”: Terry Pratchett si appresta a raccontarci la sua storia e apre con una riflessione, da condividere con il lettore, sul modo in cui l’aquila si dà un gran da fare per catturare e mangiare la tartaruga. Prosegue, sempre conversando con noi che leggiamo, con una riflessione sul senso della filosofia, e sull’importanza della Storia, quella con la maiuscola: poche righe, quel genere di osservazioni che si fanno in una chiacchierata tra amici quando, seduti comodamente in poltrona, ci si scambiano pareri sulle cose del mondo.

“Una delle domande filosofiche ricorrenti è: “Un albero che cade nella foresta fa rumore anche se non c’è nessuno in ascolto?”

Il che la dice lunga sulla natura dei filosofi, perché nella foresta c’è sempre qualcuno. Può essere un semplice tasso, o uno scoiattolo un po’ sconcertato dal paesaggio che si sposta verso l’alto, ma ‘qualcuno’ c’è. Al limite, se fosse proprio nel cuore della foresta, lo sentirebbero milioni di piccoli dei”

Coetzee, Vergogna 2John Maxwell Coetzee, “Vergogna”, Einaudi 2000

Forse è una lezione da accettare. Bisogna saper ricominciare dal fondo. Senza niente. Senza una carta da giocare, senza un’arma, senza una proprietà, senza un diritto, senza dignità.

David Lurie è un professore universitario, insegna Scienze della Comunicazione e tiene un corso monografico, annuale, sui poeti romantici. Cinquantaduenne, ha alle spalle due divorzi; e ritiene di aver risolto sufficientemente bene il problema del sesso frequentando una casa di appuntamenti. I suoi bisogni, pur richiedendo di essere affrontati, non lo portano a provare grandi passioni.

Jonathan Littell, Le benevole

Jonathan Littell, “Le Benevole“, Einaudi 2014

Premetto che questa è una non-recensione. Perché non è possibile valutare un romanzo (un malloppone di quasi mille pagine)  di cui si è letto a malapena un quarto del tutto.

Vorrei, qui, proporre e condividere un dilemma: se sia ‘giusto’, e anzi ‘doveroso’ lasciare una lettura che, mentre costituisce un’esperienza faticosa e fonte di profondo disagio (dato dall’esperienza dello specchio, dal vedervi riflesso l’essere umano nel suo aspetto più nero), implica anche l’accettazione di premesse a mio parere moralmente non accettabili; un lettura che, in qualche modo, chiedendo di comprendere, in realtà chiede di colludere.

Grace Paley 2Grace Paley, “Enormi cambiamenti all’ultimo momento“, Einaudi 2007

Traduzione di Marisa Caramella

Grace Paley 3

Mi piacerebbe provare a raccontare una storia così, voglio dire una storia di quelle che cominciano con: “C’era una donna…” seguito dalla trama, la linea assoluta tra due punti, roba che ho sempre disprezzato. Non per ragioni letterarie, ma perché non lascia speranza. Qualunque personaggio, vero o inventato che sia, si merita un destino aperto nella vita.”

pacmanErnest Cline, “Player one”, Isbn Edizioni 2011Player one

Un libro di piacevole lettura, che si legge d’un fiato, anche se di dimensione molto più che dignitosa – fanno più o meno seicento pagine. Un libro interessante. E un libro divertente.

Stava da tempo in attesa, prestito di un amico che costituisce il mio riferimento per quel po’ di ‘geek’ che oggi è necessario mettere nel proprio bagaglio culturale, per non essere classificati (a torto o a ragione, ma ovviamente un po’ a ragione) tra gli imbranati incapaci di leggere il mondo in cui vivono.

Come cavalli che dormono in piediPaolo Rumiz, “Come cavalli che dormono in piedi”, Feltrinelli 2014

 

CHE I VOSTRI MULINI TORNINO A MACINARE, CHE I VOSTRI OCCHI SPLENDANO DI NUOVO, CHE LE VOSTRE FALCI DI NUOVO RISUONINO E DI NUOVO CANTINO LE VOSTRE DONNE

Questa iscrizione si trova sulla lapide che orna la sepoltura di un soldato russo, in uno dei quattrocento cimiteri austroungarici di guerra della Galizia, in Polonia, curati dalla Croce Nera d’Austria, l’organizzazione che si occupa di curare i luoghi in cui sono sepolti soldati austriaci. E la Galizia, nei primi sei mesi di guerra, è stata il teatro di uno dei più grandi massacri di quella guerra.

VerderameMichele Mari, “Verderame”, Einaudi 2007

Dimidiata da un colpo preciso di vanga, la lumaca si contorceva ancora un attimo: poi stava.”

Questo romanzo inchioda, da subito, in una emozione mista di interesse e di, solo iniziale, dubbio. Il bellissimo incipit è espresso con un linguaggio lievemente respingente, arcaico – perplessità – poesia? Si prosegue la lettura; certo, l’impressione data da poche parole è un lampo che cattura e, nel frattempo, lo sguardo sul testo è andato oltre.

Tutto il vischioso lucore le rimaneva dietro, perché la scissione presentava una superficie asciutta e compatta che il colore viola-marrone assimilava al taglio di una bresaola in miniatura. Dunque, della sua bavosa vergogna l’animale si doveva liberare in continuazione per rimanere puro nell’intimo suo, e a questa nobile pena era premio la metamorfosi dell’immonda deiezione in splendida scaglia iridescente”.

David Foster Wallace, “Infinite Jest“, Einaudi 2006

Infinite JestTerminata questa prima lettura di “Infinite Jest”, è difficile lasciare le vite irrisolte con le quali ci si è misurati; ed è difficile sfuggire, nella totale alterità che quelle vite ci presentano, al riconoscimento, all’identificazione. Paradossale solo in apparenza in quanto il paradosso non costituisce una struttura dell’errore, bensì la struttura che segna la totalità del nostro mondo: mentre tutti coltiviamo l’illusione della scelta rifugiandoci nella dimensione del quotidiano.

Quantomeno, questo è ciò che ci dice Wallace che chiuderà la storia, ancora una volta (come in “La scopa del sistema“) con il lasciare falsamente aperto il futuro, se di futuro si può parlare in un mondo segnato dalla ricorsività, che assorbe e riconduce a sé qualsivoglia movimento l’individuo ponga in atto per orientare diversamente la propria vita.

Verine giurata 2Elvira Dones, “Vergine giurata”, Feltrinelli 2007

Un romanzo dal tema interessante. L’autrice, albanese, lo ha scritto in lingua italiana. In seguito, la storia è stata pubblicata in inglese; è diventata il film d’esordio della giovane regista italiana Laura Bispuri, che è stato presentato al Festival di Berlino 2015.

Il tema: Una prescrizione, molto particolare, del “Kanum”, l’antica legge tradizionale albanese che, trasmessa nei secoli e mantenuta in vita per tradizione orale, in particolare nelle regioni montuose del nord, regolava la vita sociale delle comunità, prescrivendo e vincolando i comportamenti relativi al rapporto tra i sessi, al matrimonio, alla proprietà, ai codici di giustizia.

Il Regno, Ennanuel Carrère“(…) a pensarci, è curioso che persone normali, intelligenti, possano credere a una cosa tanto pazzesca come la religione cristiana, una cosa in tutto e per tutto identica alla mitologia greca o alle favole (…) un sacco di persone credono a una storia altrettanto assurda senza per questo essere considerate matte. Vengono prese sul serio anche da chi non ne condivide la fede. (…)La loro fisima convive con attività assolutamente ragionevoli. Le più alte cariche dello Stato rendono visita al loro capo assumendo un contegno deferente. E’ per lo meno strano, no?”

Chi parla è Patrick Blossier, fotografo con cui Carrère, che è anche regista e sceneggiatore, aveva lavorato e a cui, nel corso di una cena tra amici, raccontava il proprio progetto: scrivere, svolgere una ricerca, sugli inizi del cristianesimo.

“Sì, non c’è dubbio, è strano”, risponde Carrère.

Fahrenheit 451Ray Bradbury, “Fahrenheit 451 (Gli anni della Fenice)”, Mondadori, Oscar settimanali 1966

“Ricordo i giornali che morivano come immense falene! Non c’è stato un cane che li abbia rimpianti! Nessuno ne ha sentito mai la mancanza. Dopo di che il Governo, vedendo quali vantaggi si avessero con un popolo che amava leggere solo di labbra appassionatamente bacianti e di violenti pugni nello stomaco, ha cristallizzato la situazione coi vostri mangiatori di fuoco.”

E’ Granger che parla, il capo dei fuggiaschi ‘uomini-libro’ che vivono nascosti lungo il fiume, nella campagna abbandonata. Granger e i suoi accoglieranno Montag, l’eroe di questo romanzo, tra i fuorilegge, dandogli rifugio e salvezza alla fine di una storia che era iniziata con il suo rientro a casa, al termine di una soddisfacente giornata di lavoro.