Ordine internamento
L’Ordine Esecutivo 9066, emesso il 19 febbraio 1942 dal 32esimo presidente degli Stati Uniti d’America Franklin Delano Roosevelt, decretava che tutti i residenti sul territorio degli Stati Uniti di origine giapponese, anche se nati in territorio americano, dovevano essere rinchiusi in un campo di concentramento. In: http://www.youkosoitalia.net/storia-giapponese/i-nisei-americani-e-lordine-esecutivo-9066/

Avevo segnalato, in Racconti, letture del tempo lento, tra la narrativa in attesa di lettura, il romanzo di David GutersonLa neve cade sui cedri”. Lo sto leggendo, lettura notturna.

Questa, infatti, non è una recensione. Ne parlo qui, brevemente, perché, rispetto a questo libro, mi si pone il problema della sua difficile reperibilità. Diciamo che, quantomeno, occorre cercarlo; magari lo si può trovare in biblioteca. Io, come ho raccontato, ne ho trovato una copia di seconda mano. E’ un libro interessante, e non solo o non tanto per il fatto di essere un buon thriller.

L'odio è antiquatoGünther Anders, “L’odio è antiquato”, Bollati Boringhieri 200″

Lei non odia niente?”
“Certo – rispose Zenone. – Qualcosa sì”
“E cosa?”
“L’odiare”
“E nient’altro?”
“Qualcos’altro.”
“E cosa?”
“L’essere, comunque, costretto ad odiare.”

Un libriccino. Ottanta pagine totali, per un pensiero che, liscio liscio, non lascia scampo.

Oggi è il 25 aprile, e mi vien da pensare che onorare la Resistenza richiede anche l’impegno in un forte pensiero sull’oggi, su ciò che ancora ci trasciniamo da allora e su ciò che, in un mondo diverso, è il volto attuale del pericolo, pena l’ipocrisia magari involontaria del non aver voglia di capire (ancora una volta).

scena da film Un angelo allla mia tavola
Scena da “Un angelo alla mia tavola” film di Jane Campion, Leone d’Argento – Gran Premio Speciale della Giuria al Festival di Venezia 1990

Janet Frame, da: “Un angelo alla mia tavola”, Libro I°: “L’isola del presente”, Neri Pozza 2010

Dalla prima regione di liquida oscurità, nella seconda regione di aria e di luce, ho redatto le seguenti note con il loro misto di fatti e verità e memorie di verità con lo sguardo sempre rivolto alla terza regione, dove il punto di partenza è il mito.

Janet FrameUna che ce l’ha fatta ad uscire dal manicomio, un po’ per fortuna, molto per determinazione. Per capacità. Un genio.

Mentre leggo “Un angelo alla mia tavola”, autobiografia di Janet Frame, mi si impone il riflettere sul fatto che la sua opera e la qualità della sua figura di donna vengono, e sono, legate alla sua storia di sofferenza psichica; e la riflessione si allarga allo stereotipo che propone come pressoché inevitabile la relazione tra una sensibilità fuori dell’ordinario, che sa tradursi in parole, e la malattia mentale, quantomeno la precarietà di quel tanto di equilibrio richiesto (e non potrebbe essere diversamente) dalle convenzioni sociali, dall’epoca e dalla società in cui si vive.

Un angelo alla mia tavolaDopo aver recensito i bellissimi racconti di Peter Cameron di “Paura della matematica”, o meglio prima di farlo, ho dovuto prender nota del fatto che si tratta del primo libro di racconti di cui mi occupo in questo spazio.

La verità, ovvia, è che ne ero perfettamente consapevole; qua e là, mi era capitato di parlare di racconti, e di desiderare di farlo, di desiderare di proporne. Ricordo di averne citato alcuni che ho molto amato, storie fantastiche – “Bartleby lo scrivano”, di Herman Melville, “Le morti concentriche” di Jack London, “25 agosto 1983 e altri racconti” di Jorge Luis Borges – limitandomi, tuttavia, a darne indicazione, a condividere ricordi, senza proporne davvero la lettura.

La neve cade sui cedriIn questi giorni di festa sono  riuscita a regalarmi un piccolo passaggio in libreria, riportandone, purtroppo, solo un volumetto della Sellerio – “La crisi in giallo” – un raccolta di racconti di autori italiani, tra i quali uno di Marco Malvaldi (un passaggio al bar Lume, a far due chiacchiere con i vecchietti, non si può perdere: per chi non conoscesse la serie, raccomando vivamente di prendere i dovuti provvedimenti e leggersi le storie nel giusto ordine di pubblicazione. Un godimento assoluto).

Paul_AusterSiri_HustvedtSono la coppia indiscussa della letteratura americana contemporanea e una coppia dalle caratteristiche intriganti.

Sposati dal 1981, per lui è stato il secondo matrimonio, il lavoro sembra unirli, nella diversità di cifra della scrittura di ognuno, che rivela tuttavia, mi pare, una forte contaminazione così come forti sono gli interessi comuni, alcune tematiche che ritornano nelle loro scritture.

Diversissima è l’immaginazione dell’uno e dell’altra, diversissima la struttura delle loro opere.

Paul Auster, “L’invenzione della solitudine”, Einaudi 1997

L'invenzione della solitudineHo scelto di leggere, e poi proporre, quest’opera di Paul Auster non avendo finora letto nulla di questo autore (uno tra i grandi della letteratura americana contemporanea) e mi domando cosa me ne ha fatto sempre rinviare la lettura. Domanda peregrina, mentre invece so bene cosa mi ha portato a scegliere di leggerlo ora: il fatto che si tratta del marito di Siri Hustvedt e il fatto che lei venga presentata, sia stata presentata (credo e spero non lo sia più) come ‘moglie di’ ha mosso la mia voglia di andare a vedere.

La paura del laicoOra, vorrei ritornare sul tema “Librerie”, già trattato in passato, per parlare, nel mio piccolo, dei mutamenti che sta avendo il mercato del libro. Mi piacerebbe un confronto, per capire se sono preda di ubbie o se quello che vedo accadere è reale.

Mentre da ogni parte si parla della difficoltà delle librerie a sopravvivere, a me pare si sia in presenza di qualcosa di diverso, di un mutamento del target cui si rivolge il mercato del libro, che sta espellendo dalle librerie ‘Il Lettore’. Contraddizione in termini, mi direte. Beh, per quello che vale, Conan Doyle faceva dire a Sherlock Holmes che “dopo aver eliminato l’impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità”.

Quelo che ho amatoSiri Hustvedt, “Quello che ho amato”, Einaudi 2004

Quello che ho amato” è uno dei primi romanzi di questa autrice, qualcuno dice il più bello, pubblicati in Italia.

La storia si svolge a New York. Leo Hertzberg, voce narrante, è un critico e professore di storia dell’arte, affetto da problemi di vista che lo condurranno nel tempo alla quasi cecità. Nato a Berlino, è figlio di ebrei tedeschi fuggiti nel 1933 dalla Germania nazista, dove invece hanno scelto di rimanere una nonna e la famiglia degli zii, con le due figlie gemelle, Anna e Ruth. “Furono tutti assassinati. Custodisco la loro fotografia nel cassetto”. Leo aveva cinque anni quando la sua famiglia abbandonò Berlino, e la loro casa, più volte ricordata, di Mommsenstraße 11.