Florac, Parco Nazionale delle Cevennes

Eccomi rientrata, dopo tre settimane di vagabondaggi verso il sud della Francia. Il progetto prevedeva un percorso sulle Cevennes, ad annusare il Cammino di Stevenson, la storia dei luoghi, e verdi percorsi di media montagna dove girovagare in tranquillità. Sottotraccia libri, che indicano vie da percorrere, e vie che portano a libri.

I tre moschettieri, illustrazione

… ma è qualcosa che ho voglia di raccontare, dato che anche i viaggi, come ogni esperienza, hanno a che fare con i libri.

E i libri, hanno a che fare con le librerie.

In viaggio verso le Cevennes, in un giorno di sosta-riposo a Aix en Provence, approfittiamo per una visita alla città. Incrociamo tre o quattro librerie, una delle quali dall’aspetto antico e molto bella: tutte chiuse. Proprio chiuse, inattive. Di ognuna di loro rimane qualche libro abbandonato al di là di una vetrina impolverata, e l’insegna, a sua volta impolverata, dai colori sbiaditi. Poi non so, mi è rimasta questa immagine nella memoria. Desolata. Probabilmente, anche intessuta di fantasia. Unica cosa certa: erano librerie che avevano chiuso la loro attività.

Così, ho guardato bene i titoli in gara per lo Strega – per antico affetto, direi, per un Premio che ha avuto, nel tempo, un suo significato assolutamente di rilievo, il cui esserci è stato importante, utile; e che oggi, non potendo se non vivere, esserci, per l’appunto, nel mondo della comunicazione attuale, inevitabilmente risulterà figlio di un meccanismo di selezione della qualità obsoleto, a rischio di venir travolto da regole di mercato impensabili alla sua nascita; dal rumore di fondo della comunicazione multimediale che lo circonda, dove il libro si deve confrontare con altri mezzi che ne tradurranno, e distorceranno, il messaggio, la fruibilità; che soli ne decreteranno un qualche (siamo in Italia) successo commerciale sui grandi numeri (sempre italiani, è chiaro).

Manifesto liquore Strega 1902 – Wikipedia

Con la primavera, e in attesa del Salone del Libro di Torino, iniziano i rumor sui libri, di alta qualità, selezionati per le varie stagioni dei Premi che, da ora ad autunno, occuperanno, tra piccoli e grandi occasioni, la bella stagione; iniziano i rumor sulle rose dei finalisti, libri e autori, che gareggeranno per la scelta da parte di lettori, librai, giudici e giurie.

Se Dio vuole, arriverà il 9 marzo. Anche per quest’anno, sarà chiusa la faccenda. Senza che sia chiuso il problema, ma almeno non sarò nella solita difficoltà: questa mattina non sapevo, al solito, come fare: se arrivavo a casa con il mazzolino di mimose se la sarebbe presa, se non lo facevo, si sarebbe arrabbiata, mi avrebbe detto puoi pure non venire al corteo, tanto non è un problema tuo.

Ho preso una rosa e una scatola di cioccolatini. Sembra l’abbia presa meglio. Se capisco bene, per lei è come se, porgendo un mazzolino di mimose, chiedessi scusa senza prendere alcun impegno, senza farmi carico del problema.

Sono arrabbiata. Molto. La quotidianità del mondo e di casa nostra investe e travolge la lettura, la scrittura, il pensiero.

Travolge vite. Il quotidiano di casa nostra, che è anche il mio, è ogni giorno più impastoiato nelle difficoltà.

E ci si mettono pure quelli che vogliono uccidere la mia lingua-mamma, la voce della mia terra veneta ormai sventrata, annerita, soffocata da figli degeneri che vorrebbero, sia mai, INSEGNARE NELLA SCUOLA UNA “LINGUA VENETA” TAROCCATA INVENTATA MALNATA – ma come, ma cosa – e con ciò seppellire, senza funerale, mandare in discarica, parole e costrutti linguistici che sono casa, intimità, latte materno; amatissimi lessici familiari.

Segue, come promesso: la piccola bibliotechina (in parte) dimenticata. Magari solo una piccola scelta. Un piccolo esercizio di zonizzazione della lettura.

Vediamo. Ci sono, di Marco Malvaldi, tre piacevolissimi racconti: “Non si butta via nulla”, “Azione e reazione” e “A bocce ferme”.

Ho una regola: di alcune case editrici, e di alcuni autori, acquisto solo il cartaceo. Tra queste, c’è Sellerio. Fino a poco tempo fa, la regola non era mai stata derogata. Questi tre Malvaldi hanno costituito l’eccezione a motivo del fatto che trovo davvero poco interessante comperare “1 Racconto 1”. Piacevole, certo, ma scelgo, è una speranza, di attendere il giorno in cui Sellerio ne pubblicherà la raccolta.

Strana gente “i lettori”. Meglio sarebbe dire: strana non-categoria.

Perché i lettori sono gente, che attua un insieme di comportamenti che più vario non si può, non una categoria; e forse dovrei dire strana la gente – e dunque anche i lettori. I falsi sillogismi possono tornare utili; quando una incongruenza è difficile da mettere a fuoco.

Essere una lettrice, un lettore: ognuno a modo suo; chi legge cosa, quando, quanto, come e perché. Non esiste, nel nostro mondo, chi non legge “mai”, “nulla”. Tra i due insiemi – lettori e non-lettori – non esiste una vera soluzione di continuità.

È il momento, credo, di aggiornare un mio vecchio post, datato 8 maggio 2018, in cui commentavo l’attesa di una nuova traduzione, uscita prevista per ottobre-novembre 2018, a cura di Ottavio Fatica, di “La compagnia dell’Anello. Il signore degli anelli”, per la casa editrice Bompiani. (qui: ).

La notizia era apparsa su «Robinson», inserto culturale del quotidiano La Repubblica, nonché sul sito dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani e segnatamente in un’intervista rilasciata dallo stesso Ottavio Fatica a Loredana Lipperini.

Ora, novembre è trascorso, così pure dicembre, e gennaio del nuovo anno se ne sta andando mentre io, in questo tempo, ad ogni accesso in librerie diverse, chiedevo: ci sono notizie di…su…?

L’anno nuovo ha accumulato libri sul mio tavolo. Regali e auto-regali.

Nel mentre, sto ancora leggendo “La montagna incantata”, intercalandone la lettura con qualche racconto, romanzo breve, con qualche spezzone di vecchi libri improvvisamente desiderati, con un piacere e un ritmo lento inusuali.

Il libro di Thomas Mann narra la vicenda di Hans Castorp, giovane ingegnere amburghese, deuteragonista il cugino Joachim Ziemssen, suo coetaneo, militare di carriera, che si trovano ricoverati nel sanatorio Berghof a Davos sulle montagne della Svizzera.  Fanno da contorno alla loro storia, oltre a dei comprimari, spezzoni di altre vite, di medici e pazienti, dentro un tempo sospeso.

È probabile, quasi certo, che la libraia virtuale si prenderà un periodo di ferie, fino alla conclusione dell’anno. Magari non del tutto, ma per lo più. Salvo fatti, o letture, eccezionali, di cui non possa trattenersi dal dar conto immediato.

La libreria, ovviamente, rimane sempre aperta ai visitatori, sempre graditissimi: è il grande vantaggio del virtuale. Rimarrà naturalmente sempre attiva anche l’attenzione alle novità che gli altri blog amici proporranno, e il colloquio, il confronto. Solamente, non troverete, per il momento, nuove proposte di lettura, che cercherò, nel caso, di accumulare per un buon avvio del nuovo anno.

Dubito che questo pezzo abbia un senso, ma mi va di condividerlo. Suggerito da una conversazione privata, uno scambio sul tema della dipendenza, nella fattispecie dal fumo, e sull’opportunità di abbandonarla, ha dato luogo a un mio, privatissimo, momento di gioco a ritrovare, in letteratura, momenti di sostegno alla mortifera e piacevole pessima abitudine. Pezzetti d’autore che desidero condividere, in allegria, pure se il tema, poi, passando a parlare di libri, non ha alcunché di piacevole.

Pare che le mie letture non vogliano abbandonare il loro disordine; che tuttavia lascia intravedere, qua e là, qualche sprazzo di luce. Sto, mi pare, passeggiando nel bosco; e nel folto degli alberi, dove sentieri solo intravisti si intersecano, un sottobosco di desideri discordanti, curiosità passeggere, umori altalenanti, impedisce l’orientamento.

Non è un brutto stare, conoscendo che – accade sempre – il fitto si diraderà, suggerendo una vicina uscita alla luce; quando riapparirà un sentiero per il paese di Proprio Là, dove, senza saperlo, eravamo diretti.