Rudyard Kipling
Rudyard Kiplilng, Premio Nobel per la letteratura 1907

Ho voglia di parlar d’altro – sempre rimanendo seduta sui miei libri e con i libri per sostegno – ma, come dire, sento una specie di costrizione a portare, in questo spazio, i libri dentro la vita, dentro i problemi, gli interessi, le avventure, le gioie e le arrabbiature che segnano la vita, e che trovano voce, spunto, argomenti, nel dialogo con un libro.

Si affronta un problema, si apre un giornale, si segue un avvenimento: ed è ben difficile che, nella nostra mente, il giudizio, l’emozione, la riflessione che ne conseguono non trovino legami con qualcosa che si è letto – qualcosa che ci ha arricchito; che a nostra volta arricchiamo, rendiamo nuovo, fornendogli carne e sangue di realtà, aggiungendo significati, prendendo poi a nostra volta nuova vita e nuova esperienza dalle parole lette.

AmericanahChimamande Ngozi Adichie, «Americanah», Einaudi 2015.

Traduzione di Andrea Sirotti

 

«Quante altre persone erano diventate nere in America?» È la domanda che si rivolge Ifemelu, la protagonista di questo romanzo della scrittrice nigeriana.

La storia. Ifemelu, una ragazza nigeriana, riesce ad andare negli U.S.A. per completare gli studi universitari; la sua partenza è parte di un progetto condiviso con il suo ragazzo, Obinze che, a differenza di lei, non otterrà il visto per l’America. Quando Obinze riuscirà a partire sarà in direzione dell’Inghilterra, il rapporto con Ifemelu ormai interrotto.

Asolo, la Rocca
Asolo, la Rocca

Mi sono regalata un periodo di vacanza. Io e mio marito abbiamo preso il camper e siamo andati, un po’ così. Gli unici campeggi aperti in questa stagione sono ai laghi. Dunque: destinazione Garda: Sirmione, Desenzano, poi vedremo. E tuttavia, della vacanza fa prioritariamente parte la gita ad Asolo[1] che mi ero ripromessa, sulle tracce di Freya Stark.

Il matrimonio moderno, Karen BlixenKaren Blixen, «Il matrimonio moderno», Adelphi 2013

A cura di Anna Maria Cambieri

 

Eccolo, il piccolo libro di Karen Blixen che mi ero ripromessa di leggere; un centinaio di pagine, un libricino, ne avevo accennato in «A proposito di Karen Blixen»; non scritto, originariamente, per essere dato alla stampa, ma dedicato, indirizzato, al fratello Thomas. Scritto nel 1923, venne ritrovato nel 1977 tra le carte del fratello, che sarebbe morto due anni dopo, nel 1979.

Madame BovaryChiusi i giorni pasquali – e le festività, gli amici, la famiglia, le gite fuori porta – mi trovo alle spalle una settimana che vorrei chiamare ‘di non lettura’: non perché nelle mie mani non siano passati libri, questo no, ma perché ho scelto di non dedicarmi con attenzione a un libro e di riservare la lettura, unicamente serale, al divagare, spiluccando cose diverse.

Mi sono goduta pezzetti di libri che qualcosa richiamava alla mente, letture brevi, e sì, ho anche proseguito, la lettura di «Lettere dalla Siria», Freya Stark, una-due lettere alla volta, senza fretta, che sarebbe il modo giusto di leggere una corrispondenza; nel frattempo il postino ha consegnato, dell’autrice, «Effendi», impossibile non leggerne qualche pagina (ed è stato stupore, ma ne dirò, penso, più avanti).

Freya Stark 2
Freya Stark

La mia scorta di nuovi libri, di cui, mi pare, avevo già scritto, si ammucchia, e io continuo, in buona parte, a rifugiarmi in riletture. A saltabeccare da un libro all’altro. Non del tutto.

Ho iniziato «Americanah», di Chimamanda Ngozi Adichie, che si è interrotto – non lasciato, no, solamente una lettura che si è scontrata con altri bisogni. Capita, almeno a me; il libro resta presente nel mio interesse e nei miei desideri, ma viene posto a lato, un po’ in attesa di non essere sprecato nel momento non suo. Stanchezza, riposo pomeridiano, meglio addormentarsi con un buon giallo da lasciar cadere quando, basta poco, le palpebre calano.

Premesse a CassandraChrista Wolf, «Premesse a Cassandra», edizioni e/o 1985

Quattro lezioni su come nasce un racconto

Traduzione e Note a cura di Anita Raja

È impossibile giovare a questa cupa umanità;

nella maggior parte dei casi non restò che tacere,

per non essere considerati folli come Cassandra

quando profetizzammo ciò che ormai era alle porte

(Goethe, 1794)

CassandraChrista Wolf, «Cassandra», edizioni e/o 1985

Traduzione e Introduzione a cura di Anita Raja

Già torna a scuotermi Eros che/scioglie le membra,/dolceamara, indomabile, oscura/belva

(Saffo)

Porta dei leoni di Micene 2
Micene, Porta dei leoni*

 «Ecco dove accadde. Lei è stata qui. Questi leoni di pietra, ora senza testa, l’hanno fissata. Questa fortezza, una volta inespugnabile, cumulo di pietre ora, fu l‘ultima cosa che vide. Un nemico da tempo dimenticato e i secoli, sole, pioggia, vento, l’hanno spianata. Immutato il cielo, un blocco d’azzurro intenso, alto, distante. Vicine, oggi come ieri, le mura ciclopiche che orientano il cammino: verso la porta da cui non fiotta più sangue. Nelle tenebre. Nel macello. E sola.»

Una stanza tutta per sé
«Chi potrà mai misurare il fervore e la violenza del cuore di un poeta quando rimane preso e intrappolato in un corpo di donna?» (Virginia Woolf, 1882 – 1941. In: «Una stanza tutta per sé», 1929)

Oggi, mentre scrivo, è il 9 marzo e la vita continua.

Nel frattempo, ho finito di rileggere, per l’ennesima volta, un piccolo libro che ad ogni lettura mi dice nuove cose, a parte la ben nota tesi che vi si sostiene. Questa:

Se, essendo donna, «dovete scrivere romanzi e poesie vi servono cinquecento sterline l’anno e una stanza con la serratura alla porta».

Sì, il libro è «Una stanza tutta per sé» di Virginia Woolf, pubblicato il 24 ottobre del 1929.

Il bello è che Virginia Woolf, in questo suo libro non sosteneva che la libertà dal bisogno economico, unitamente alla disponibilità di un luogo per sé e (aggiungo io) di un tempo riconosciuto per ritirarvisi, costituissero un bisogno, in sé, femminile; la Woolf sosteneva che ciò era, per chiunque, maschio o femmina, condizione necessaria per la creazione artistica; e che dunque tale condizione doveva divenire agibile per le donne. Ecco il punto: per le donne, era cosa difficilissima.

Eric-Emmanuel Schmitt, «Piccoli crimini coniugali», E/O 2006

Traduzione di Alberto Bracci Testasecca

 

Piccoli crimini coniugaliIl dove e il quando si legge sono elementi essenziali del contratto tra libro e lettore. E il tempo di vacanza, in cui si mutano i propri ritmi e vengono dismesse le occupazioni abituali, porta a variazioni nelle scelte di lettura. Si opta per una parentesi, dentro la quale si porranno contenuti adatti a ore distratte.

Così, tra letture un po’ svagate, ho riletto un racconto-commedia che, nella sua levità, ha portato a riflessioni sul tema della famiglia, oggi all’attenzione di tutti e su cui, credo, ognuno di noi ha maturato, e si tiene stretta, una fermissima opinione in procinto di venir rapidamente mutata.

Dunque, con la testa ancora in vacanza, e letture meditate in leggerezza, oggi, qui, ondivagherò alquanto (direi che il verbo ‘ondivagare’, se proprio si deve farlo, si usa solo all’infinito, ma mi piace usarlo così).

Carlo Rovelli, «Sette brevi lezioni di fisica», Adelphi

Sette brevi lezioni di fisica«Noi, esseri umani, siamo prima di tutto il soggetto che osserva questo mondo, (…). Siamo nodi di una rete di scambi, di cui questo libro è un tassello, nella quale ci passiamo immagini, strumenti, informazione e conoscenza. Ma del mondo che vediamo siamo anche parte integrante, non siamo osservatori esterni. Siamo situati in esso. La nostra prospettiva su di esso è dall’interno. Siamo fatti degli stessi atomi e degli stessi segnali di luce che si scambiano i pini sulle montagne e le stelle nelle galassie»

Sul mio tavolo ci sono un pacchetto di libri, che ho acquistato, che ho scelto. Che desidero leggere, che mi corrispondono, almeno credo. Pure, forse un articolo particolare letto, forse il bisogno di riposare la mente su qualcosa che permetta al quotidiano di prendere un’altra dimensione, ed ecco che nelle mani ho un altro libro, di altra area. Mi incuriosiva da tempo, per la verità.

Ingeborg Bachmann
Ingeborg Bachmann

Parlare delle opere di Ingeborg Bachmann è arduo se non si è messa a fuoco una storia, un contesto di vita di questa grande scrittrice.

Ma come – mi dico da sola – non basta la sua scrittura a giustificarla?

E mi rispondo, devo rispondermi, che la sua scrittura si giustifica da sé, qualunque sia stata la sua vita, eppure: qualcuno potrebbe immaginare Virginia Woolf senza il Gruppo di Bloomsbury? La vita, per alcune autrici, è un <luogo> della loro arte – ecco, credo valga, in modo particolare, se non solo, per le donne. Dovrei pensarci meglio, ma mi pare sia davvero così. È qualcosa che ha che fare con la loro posizione nella società, con il loro essere ingabbiate in ruoli e status assegnati, per i quali la donna e l’artista, nella stessa persona, richiedono una forma di rottura con il contesto di vita. Qualcosa del genere.