mark-haddon-lo-strano-caso-del-cane-ucciso-a-mezzanotteMark Haddon, «Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte», Einaudi 2005. Traduzione di Paola Novarese

 

Uno strano bel libro. Che si avvia dal capitolo 2.

E il capitolo 1? Errore di stampa? L’interrogativo, al momento, resta insoluto. Al momento.

“Mezzanotte e 7 minuti. Il cane era disteso sull’erba in mezzo al prato di fronte alla casa della signora Shears. Gli occhi erano chiusi. Sembrava stesse correndo su un fianco, come fanno i cani quando sognano di dare la caccia a un gatto. Il cane però non stava correndo, e non dormiva. Il cane era morto. Era stato trafitto con un forcone. Le punte del forcone dovevano averlo passato da parte a parte ed essersi conficcate nel terreno, perché l’attrezzo era ancora in piedi.”

linconfondibile-tristezza-della-torta-al-limoneCi sono i molti modi dell’autobiografia, nella scrittura di Aimée Bender; e ci sono i molti modi dell’osservazione che la protagonista di questo romanzo agisce: degli altri, dei familiari, (in questo caso); estranei, vicini di casa, colleghi, incontri casuali o quasi (nel suo precedentemente romanzo, “Un segno invisibile e mio”, la cui recensione si trova qui).

C’è – tratto inconfondibile nella narrativa di questa autrice – un disvelamento dei personaggi reso, confessato, dai gesti, dalla traduzione in sensorialità dei bisogni, delle emozioni, dal sapore dei rapporti, che produce, nel lettore, il disagio del ritrovarsi nudi di fronte allo sguardo altrui, potenzialmente palesati nel nostro intimo e nella nostra quotidianità; nell’andare per la strada, nel presentarci, richiedere, offrire, salutare, stringere una mano; nel preparare del cibo per altri; nel mangiare cibo che altri hanno prodotto per noi e ci offrono.

il-deserto-dei-tartariDino Buzzati, «Il deserto dei Tartari», Mondadori 2001

Incredibile quante cose avvengano, quanta vita ci sia, in una intera esistenza in cui sembra non succeda niente se non, appunto, il fatto di vivere e di esserne consapevoli.

Di questo libro, che si avvia a compiere ottant’anni senza aver perduto nulla della sua giovinezza, è stato detto e scritto molto. Si tratta di uno di quei libri che anche chi non ha letto sente – erroneamente – di conoscere: assegnandogli il significato allegorico di Vita come Attesa, priva di senso, che richiederà unicamente l’accettazione, ognuno per sé, della propria, unica, individuale, fine.

Ya, La battaglia di CampocarneRoberto Recchioni, «Ya, La battaglia di Campocarne», Mondadori 2015

Che sia fatta l’avventura / Senza ieri né domani /

Con la vita tra le mani / Sempre pronti a battagliar

Questa è una fiaba. Una di quelle vere, dove ci sono tutti i personaggi previsti, capaci di farci provare quella meraviglia che fa bene al nostro vivere; che, per permetterci di godere davvero una tale meraviglia, dovranno essere ampiamente prevedibili e previsti: qui ci sono i buoni, là ci sono i cattivi; c’è una storia e ci sono le storie, plurali, che portano ad aspettare un altro racconto; c’è l’amore, quello bello che riscalda e, soprattutto, non complica la vita.

Se una notte d'inverno un viaggiatoreItalo Calvino, «Se una notte d’inverno un viaggiatore», Einaudi 1979

Terminato questo libro, la voglia di provare, solo provare, a descriverne l’esperienza di lettura è qualcosa che disarticola il pensiero, tra un senso di urgenza (è bellissimo!) e il timore che invita a ritrarsi dal tentativo.

Un libro importante, questo. Un struttura narrativa che ha fatto la storia della letteratura italiana; che Calvino ha scritto sapendo bene ciò che si accingeva a fare – e chissà, anche lui preso tra urgenza e timore. Osando e divertendosi, emozionandosi, interrogandosi, affaticandosi. Senza allentare il controllo sul testo.

Pia Pera, «Al giardino non l’ho ancora detto», Ponte alle Grazie 2016

Al giardino non l’ho ancora detto – / Non ce la farei. / Nemmeno ho la forza adesso / Di confessarlo all’ape.

Non ne farò parola per strada- / Le vetrine mi guarderebbero fisso – che una tanto timida – tanto ignara / abbia l’audacia di morire.

Non devono saperlo le colline – / dove ho tanto vagabondato – né va detto alle foreste amanti / Il giorno che me ne andrò –

e non lo si sussurri a tavola – / né si accenni sbadati, en passant, / che qualcuno oggi / penetrerà dentro l’ignoto.

Emily Dickinson, in “Poesie religiose

Lettere dalla Sria, Freya StarkFreya Stark, «Lettere dalla Siria», Edizioni La vita felice 2014

Traduzione di Daria Angeli

«(…) uno pensa più che mai che il Mediterraneo sia uno stagno

dove i bambini del mondo cominciarono a giocare per primi ai pirati.»

 

«E poi una meravigliosa visione! Dal lato sinistro sono sbucati dei cammelli: prima un paio qua e là, poi sempre più numerosi, finché un intero branco ci ha circondato, cinquecento o più Sono uscita dalla macchina e mi sono confusa in mezzo a loro per fotografarli. I due capi beduini, vestiti magnificamente, erano arroccati in alto e dondolavano lentamente con il movimento delle loro bestie: mi hanno gridato qualcosa, ma l’arabo beduino è al di là di ogni comprensione. Non ho parole per dirti che vista meravigliosa fosse: come se uno si trovasse all’improvviso nella vera e propria alba del mondo, tra la gente di Abramo e Giacobbe.»

Io sono vivo voi siete mortiEmmanuel Carrère, «Io sono vivo, voi siete morti», Adelphi 2016

Traduzione di Federica e Lorenza Di Lella

 

«Difendi la tua privacy. Avete l’impressione che qualcuno si stia sintonizzando sui vostri pensieri? Siete sicuri di essere veramente soli? (…). Forse qualcuno che non avete mai incontrato sta prevedendo le vostre azioni? Date un taglio all’angoscia: contattate la più vicina organizzazione di prudenza; vi dirà subito se siete veramente vittima di intrusioni e poi le neutralizzerà…a un costo accessibile» (Ubik, 1969)

Murakami, 1Q84Haruki Murakami, «1Q84» Libri 1, 2 e 3 – Einaudi 2011, 2012

Traduzione di Giorgio Amitrano

 

Ecco un romanzo che ho iniziato a leggere con una grande aspettativa. Attendevo – dopotutto, «1Q84» è stato presentato come il capolavoro, ad oggi, di Haruki Murakami – il piacere di immergermi in un gioco – un mondo – un’esperienza – che non mi avrebbe abbandonato in poche ore. Un mastodonte di libro, tutto per me, certificato sicuro.

Ho iniziato la lettura ed ecco, sì, nel libro primo c’era una storia che prometteva bene.

Un cigno selvatico, Michael CunninghamMichael Cunningham, «Un cigno selvatico», La nave di Teseo 2016

con illustrazioni di Yuko Shimizu – Traduzione di Carlo Prosperi

 

Difficile, davvero, parlare di questo libro – facilissimo e travolgente leggerlo.

Salvo poi trovarsi alle prese con un sentimento di imbarazzo: su di noi, su quel che di noi e dei nostri castelli in aria ci è stato mostrato; consolati tuttavia dal riconoscere, dentro racconti che contengono un nostro irriverente rispecchiamento, un’umanità  degna di una  profonda anche se perdente simpatia; un’umanità fragile, persino spiacevole, per niente corrispondente a come ognuno di noi pensa/desidera/sogna di poter essere; con, tuttavia, aspetti di eroismo della quotidianità che oltrepassano  i falsi sogni di grandezza mitizzata e fasulla.

Emile Zola 1902
Emile Zola, 1902

Emile Zola, «Al Paradiso delle Signore», Newton Compton 2015

Ecco un libro – interessantissimo, molto godibile, che dovrebbe indurre ad aprire altre opere di questo autore – che, raccontando una storia, ne racconta un’altra, molto più grande. Di cui è difficile raccontare perché ciò che rende piacevole, d’avvio, la lettura; ciò che ne costituisce la trama, e il suo intreccio (che in questo caso, come avviene nelle fiabe, coincidono), non sono il libro.

Ci troviamo di fronte ad una storia che  segue lo schema della fiaba, e se ne distingue solamente per il fatto che manca la situazione iniziale di equilibrio prevista. Il racconto parte infatti dal momento in cui un equilibrio iniziale è già rotto: c’è stato un lutto e l’eroina si appresta ad affrontare la povertà per mancanza di lavoro.

Gli uomini preferiscono le biondeAnita Loos, «Gli uomini preferiscono le bionde ma Gli uomini sposano le brune», Garzanti 1966

Sicuramente un long seller questo romanzo che è stato in auge dal suo apparire, nel 1925, quantomeno fino a tutti gli anni ’70. In seguito, una edizione del 1976 e un’ultima (se non sbaglio) edizione, Sellerio 1992. Oggi ancora reperibile in remainder e al mercato dell’usato, ha avuto una vita lunga un secolo, sostenuto (o diminuito?) anche da una grande versione cinematografica della sua prima parte (la seconda, «ma Gli uomini sposano le brune» in effetti è di minor interesse).

Walter Tevis, «L’uomo che cadde sulla terra», Beat 2012

L'Uomo che cadde sulla terra, Wikipedia
Da Wikipedia. L’uomo che cadde sulla terra, David Bowie in una immagine del film

Dovendo dire che non ricordo come mi è avvenuto di incontrare questo libro (sicuramente a partire dal riferimento a David Bowie, interprete della trasposizione in film di questo romanzo), sono incappata in un vero gioiello di cui non sapevo, che per me era solo un titolo tra altri, nel genere fantascientifico.