220px-Elias_Canetti_2Nato nel 1905, in Bulgaria, premio Nobel 1981 per la letteratura; al suo attivo un solo grande romanzo, “Autodafé“, un trattato, “Massa e Potere“, tema la psicologia di massa e una bellissima autobiografia, che è molto più di ciò, in tre volumi più uno; e, soprattutto, molto altro.

Poliglotta, se vogliamo dire così, per nascita: ebreo bulgaro, la cui lingua dell’infanzia è stato il giudeo-spagnolo e, naturalmente, il bulgaro, sua lingua nazionale, ha vissuto nella lingua tedesca la parte formativa della sua vita, e in tedesco ha scelto di scrivere le sue opere.

Shah_of_iran
Shah_of_iran Mohammad Reza Pahlavi

Hamid Ziarati, “Salam, maman”, Einaudi 2006.

Questo è un romanzo che regala una lettura gradevole, e molto altro; una bella narrazione, a cavallo tra il racconto autobiografico, la storia di un tempo e un luogo, l’Iran – la Persia – degli anni ’60; una finestra su di un mondo islamico ricco delle sue tradizioni e, a quel tempo, sulla via del benessere, figlio della modernità che si stava costruendo, in quel paese così come nei paesi occidentali: l’acquisto del primo apparecchio televisivo, i figli e le figlie da far studiare; la storia di una famiglia, una mamma, figura centrale e affettuosamente autoritaria, e quel saluto, che intercala quasi ogni parola che i figli le rivolgono – salam, maman – che descrive un modo d’essere, un’educazione ricevuta, un rispetto della forma carico di sostanza.

Massa e PotereE nel frattempo sono contenta perché ho dei buoni libri in corso di lettura. Uno, come sempre, trascinato dalla scia dei precedenti; qualcun altro, un paio di buoni romanzi, per attrazione casuale, un consiglio, un prestito, cose così.

I romanzi: il primo, di cui ho terminato la lettura, è “Salam, maman”, di Hamid Ziarati, Einaudi 2006. Non è una novità, ma lo è per me, che non conoscevo questo autore di cui sicuramente leggerò altro. Incidentalmente, anche in questo libro si trovano voci dell’infanzia e rituali domestici tradizionali, prima della e insieme alla storia di una famiglia e dell’Iran, a cavallo tra scià Reza Pahlavi, la rivoluzione komeinista e la sua tragica realizzazione.

427px-Philip_Pullman_2005-04-16Inglese, nato nel 1946 a Norwich, è considerato autore di libri per ragazzi anche se, indiscutibilmente, la sua opera è difficilmente confinabile in questa categoria.

La trilogia “Queste oscure materie” è stata oggetto di pesanti critiche in quanto considerata, in alcuni ambienti, un attacco alla religione cristiana, un modo per screditare la funzione della Chiesa nel mondo. Questo “attacco” sembra essere sorto anche dal corrispettivo “attacco”, da parte di Pullman e in senso opposto, alle “Cronache di Narnia” di C. S. Lewis, storie caratterizzate da una visione cristiana del mondo e dei valori, da una rappresentazione della lotta tra il bene e il male priva di sfumature.

L'ultimo elfoSilvana De Mari, “L’ultimo elfo”, Salani edizioni 2008

Questa è una lunga fiaba. E’ la storia di un elfo bambino, Yorshkrunsquarkherzljolnerstri, detto Yorsh. In questa storia ci sarà, come in ogni fiaba, l’assunzione del compito al quale Yorsh, l’eroe, è destinato; ci sarà l’antagonista, anzi, ben più d’uno, che si riveleranno come veramente tali solo dopo che l’eroe avrà compreso e assunto il proprio compito; ci sarà il premio, certo, la principessa? anche, ma solo dopo molto tempo e una lunga storia, e no, non era la principessa il premio per il quale l’eroe si batteva, non in questo primo libro, in cui è solo intuita, e anche lei in funzione di eroina.

Quando teresa si arrabbio con DioDire che un libro ci è piaciuto equivale a dire che si tratta di un buon libro? Non in assoluto. Così come non è obbligatorio trovar piacevole la lettura di tutti i buoni libri.

Uso il termine ‘buoni libri’ assumendo che la definizione sia sufficientemente ampia e generale da consentire un accordo: libri scritti bene, il cui contenuto abbia una struttura riconoscibile, narrativa o esplicativa di un tema, accreditati come tali dalla critica e dai lettori.

Lilli_GruberSui servizi segreti (inglesi in particolare, mi pare, per merito di Ian Fleming) si sprecano tonnellate di narrativa, buona e meno buona, che attrae anche per la miscela, suggerita, di fantasia e sospette (desiderate, fantasticate) verità. Si dimentica che “il segreto” (ma definiamolo con un termine più acconcio e meno attrattivo, “la riservatezza”, opportuna o meno) non riguarda solo i servizi di intelligence degli stati. E si trova anche dove non ci si aspetterebbe. Nel giornalismo.

MieleIan McEwan, “Miele”, Einaudi 2012

Con questo libro si entra in una spy story molto particolare che mostra la faccia burocratica del British Security Service, le ragazze dell’archivio, le dattilografe che trascrivono le informative degli agenti, un mondo di noia e piccole chiacchiere al bar tra ragazze malpagate che cercano, tra gli agenti, l’uomo da sposare per poter lasciare un lavoro deprimente che offre niente più della sopravvivenza. Un ambiente di lavoro che burocratizza la richiesta di serietà, segretezza, compostezza nei comportamenti mentre, dietro e a fianco di quei rapporti da trascrivere e archiviare, appena fuori dagli uffici, brulica la vita normale.

Le streghe di SmirneIn questo blog, propongo i libri che, nuove o vecchie letture che siano, ritengo imperdibili e che, per quel percorso, di cui abbiamo già parlato, attraverso il quale un libro ne chiama un altro, si autopropongono alla mia voglia di leggere.

Nel frattempo, qualcosa acquisto, qualche altro libro attira la mia attenzione, e inizio altre letture che, talvolta, non spesso, restano incompiute: il libro non mi piace, non incontra il mio momento per essere letto, tradisce aspettative, giuste o sbagliate che fossero.

220px-George_Eliot_2Mary Anne (Marian) Evans, alias George Eliot (1819 – 1880)

Non ci sono, al momento, in questo blog, recensioni di questa autrice, di cui ho solamente parlato a proposito del suo grande romanzo “Il mulino sulla Floss”, ma merita sicuramente, con il consiglio di leggerla, una piccola nota biografica. Si tratta, infatti, oltre che di una grande scrittrice, di una personalità peculiare e indicativa dell’epoca cui appartiene, quantomeno per opposizione a quanto il senso comune assegna, in termini di ruolo della donna nella società e di morale comune, all’enunciato ‘periodo vittoriano’ (che, certo, è stato molto altro in molti campi).

mattatoio n 5Kurt Vonnegut, “Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini”, Feltrinelli 2014

Leggere questo libro, rileggerlo è un’emozione che non saprò descrivere. So di non poter restituire la dolcezza, proprio la dolcezza, con cui Vonnegut ripercorre e trasmuta, per potercene parlare, e per poter non tradirli, i suoi ricordi del bombardamento della città di Dresda.

E, non so come possa avvenire, ma è ‘dolcezza’ la parola che descrive l’emozione dell’orrore e dell’affetto, assurdamente uniti, che uno che c’era ci consegna, per tutti noi, per tutte le vittime, e per chi ha avuto la sfortuna di sopravvivere, e per chi ha avuto il destino di essere colpevole, per l’impossibilità, per chiunque, dell’innocenza, e per il fatto che ‘così va la vita’, seguendo il refrain che percorre tutto il libro.

Agota KristofUn breve riassunto, tra tante fonti che si richiamano e forniscono di Agota Kristof un ritratto univoco, per un flash su una scrittrice, una persona la cui scrittura, forte ed essenziale, si ritrova, intera, nella sua vita, nelle scelte fatte e subìte. Non sempre è così, non per tutti la scrittura e la vita si richiamano con tanta forza. Tanto più se pensiamo ad un autrice ‘costretta’ ad usare una lingua non sua – i libri della Kristof sono scritti in francese, lingua che lei non padroneggiava bene (diceva) – ma in cui lingua e fatti e cose hanno la solidità della materia.

Agota Kristof è nata il 30 ottobre del 1935 a Csikvànd, un piccolissimo paese dell’Ungheria. Nel 1956, le truppe dell’Armata Rossa invaderanno la sua terra, dove era in atto una rivolta contro l’URSS.

Un albero cresce a BrooklynQuest’anno, l’arrivo del nuovo anno mi fa uno strano effetto: la voglia di ripensare vecchi libri, di un salvataggio della memoria, delle letture che hanno accompagnato i miei anni di crescita, di gioventù, di libri che si sono o non si sono salvati. Senza, necessariamente un vero desiderio di rilettura e, anzi, con il desiderio di nuove letture, di esplorare altro. Come se volessi una base, un punto di partenza.

Nuovo anno nuove letture? E’ un fatto, il passaggio dal 31 dicembre al 01 gennaio, porta tutti nel girone infernale dei buoni propositi, che sono sempre propositi di cambiamento. Porta ad iniziare un nuovo conteggio sul come andrà il nuovo anno, mentre di nuovo c’è solo un altro giorno.

 Buon anno! Che iniza con questo primo post della nuova pagina “Qualcosa sugli autori“: cliccate per sapere di cosa si tratta.

David_Foster Wallace

Non ti conosco bene, e non so come sono fatti i tuoi amici. Ma a me sembra che questa sia una generazione più triste, e più affamata. E la cosa che mi fa paura è che, quando arriveremo noi al potere, quando saremo noi quelli di quarantacinque, cinquant’anni, non ci sarà nessuno… nessuno più anziano… non ci saranno persone più anziane di noi che si ricorderanno la Grande Depressione, o la guerra, persone che hanno alle spalle sacrifici considerevoli. E non ci sarà nessun limite ai nostri, come dire, appetiti. E anche alla nostra smania di sperperare le cose.” (da: “Come diventare se stessi”. Ed. Minimum Fax 2011)