Buongiorno a tutti. La Libraia virtuale, da oggi, è formalmente in ferie per un periodo di due settimane. […]
Autore: Ivana Daccò
Maurizio Bettini, “Elogio del politeismo. Quello che possiamo imparare oggi dalle religioni antiche”, Il Mulino 2014
Questo libro parte da un interrogativo di grande interesse che tuttavia, di primo acchito, lascia stupiti e incerti. Provo a formularlo: “Quale ruolo svolge, oggi, nel nostro mondo, la religione degli antichi?”
Strana domanda, non c’è dubbio. Eppure, si rivelerà non solo legittima ma anche capace di svelare aspetti importanti del nostro oggi. Bettini pone il tema compiendo un’operazione con la quale ci precipita dentro la domanda, avendone presentato l’origine in modo lineare, chiaro, tale da non potervi opporre alcuna resistenza.
Basta discorsi sull’editoria, almeno per ora. Nel frattempo, ho accumulato letture, desideri di letture, libri iniziati, e un bel po’ di disordine dentro al quale attendo, senza alcuna certezza, la serendipità su cui faccio sempre affidamento e che solitamente non mi tradisce.
Cerco una cosa e ne trovo un’altra? Va bene. Mi trovo tra le mani qualcosa che non avrei mai, per mia scelta, ricercato? Va bene ancora, e forse di più. Spesso significa che proprio là ero diretta e là c’era ciò che mi tornerà utile, o piacevole, che è lo stesso, e non starò a farci sopra la dimostrazione; la cosa, se si vuole, è intuitiva.
Si tratta di un’autrice la cui vita, la cui storia, mi incuriosiscono molto. Penelope Mortimer è una scrittrice che ha inaugurato, con il suo romanzo “The Pumpkin Eater”, quello che sarebbe diventato per antonomasia il romanzo ‘femminile’: per la prima volta, almeno con questi risultati, una voce ha parlato dell’essere donna alle donne e agli uomini. Ha raccontato una donna, non un’eroina; una fatica di vivere, non una tragedia, il male di vivere, certo, e pure grande, ma il tutto osservato dentro un quotidiano, possiamo chiamarlo ‘normale’ e ‘perbene’? Dal divano dello psicanalista.
Elvira Dones, “Vergine giurata”, Feltrinelli 2007
Un romanzo dal tema interessante. L’autrice, albanese, lo ha scritto in lingua italiana. In seguito, la storia è stata pubblicata in inglese; è diventata il film d’esordio della giovane regista italiana Laura Bispuri, che è stato presentato al Festival di Berlino 2015.
Il tema: Una prescrizione, molto particolare, del “Kanum”, l’antica legge tradizionale albanese che, trasmessa nei secoli e mantenuta in vita per tradizione orale, in particolare nelle regioni montuose del nord, regolava la vita sociale delle comunità, prescrivendo e vincolando i comportamenti relativi al rapporto tra i sessi, al matrimonio, alla proprietà, ai codici di giustizia.

E’ certo che l’editoria cartacea, oggi, quali che possano essere (nei diversi paesi, ma noi parliamo dell’Italia) le scelte compiute, o di prossimo compimento, sta vivendo un momento di particolare difficoltà.
Questa industria si trova a fronteggiare quella che non è una semplice crisi congiunturale, le difficoltà di un mercato in cui, per cause multiple, la produzione subisce richieste di variazioni, in questo o in quel campo, o il mercato stesso modifica le proprie richieste, cose così.
“(…) a pensarci, è curioso che persone normali, intelligenti, possano credere a una cosa tanto pazzesca come la religione cristiana, una cosa in tutto e per tutto identica alla mitologia greca o alle favole (…) un sacco di persone credono a una storia altrettanto assurda senza per questo essere considerate matte. Vengono prese sul serio anche da chi non ne condivide la fede. (…)La loro fisima convive con attività assolutamente ragionevoli. Le più alte cariche dello Stato rendono visita al loro capo assumendo un contegno deferente. E’ per lo meno strano, no?”
Chi parla è Patrick Blossier, fotografo con cui Carrère, che è anche regista e sceneggiatore, aveva lavorato e a cui, nel corso di una cena tra amici, raccontava il proprio progetto: scrivere, svolgere una ricerca, sugli inizi del cristianesimo.
“Sì, non c’è dubbio, è strano”, risponde Carrère.
Ho terminato la lettura di: Emmanuel Carrère, “Il Regno“, Adelphi 2015. E no, questa non è la recensione, non ancora. Per il momento, è una chiacchierata dato che, nell’ultima, non ho scritto dei libri in corso o in attesa di lettura (stavo finendo di leggere Carrère).
Era da un po’ che, in libreria, questo libro mi veniva tra le mani, per poi venir lasciato. Mi veniva tra le mani, penso, in quanto edizione Adelphi – la mia libreria ne contiene una più che buona serie, sono libri di cui mai acquisterei l’e-book, nemmeno nella forma ‘prima leggo poi, se il libro mi sarà piaciuto, acquisterò il cartaceo’. Sempre a proposito di editoria, ci sono case editrici alle quali si è affezionati, per la qualità delle proposte, perché il catalogo ci corrisponde, per la forma, la copertina, la carta, la stampa: è ancora così, e spero continui ad esserlo.
Il fatto che, pensando a ciò che sta succedendo nel mondo del libro – e non solo nel breve momento attuale, in Italia – io mi sia trovata a rileggere, e proporre, “Fahrenheit 451. Il tempo della Fenice”, è evidentemente non casuale. Neppure programmato, ma si tratta certamente di un libro che viene al punto, come si dice.
Non so bene come potrò proseguire, per la verità; so che ho in testa tante cose, meglio, la sensazione che ci siano tante cose su cui riflettere, e trovo difficoltà a metterle a fuoco, dentro un discorso organico. Così, scelgo, quale metodo, il lasciare che sulla carta, scrivendo, le domande e i pensieri si formino, partendo dalla domanda che ho posto e mi sono posta nel titolo dell’ultima chiacchierata: “Chi sceglie cosa noi vogliamo leggere?”
Ray Bradbury, “Fahrenheit 451 (Gli anni della Fenice)”, Mondadori, Oscar settimanali 1966
“Ricordo i giornali che morivano come immense falene! Non c’è stato un cane che li abbia rimpianti! Nessuno ne ha sentito mai la mancanza. Dopo di che il Governo, vedendo quali vantaggi si avessero con un popolo che amava leggere solo di labbra appassionatamente bacianti e di violenti pugni nello stomaco, ha cristallizzato la situazione coi vostri mangiatori di fuoco.”
E’ Granger che parla, il capo dei fuggiaschi ‘uomini-libro’ che vivono nascosti lungo il fiume, nella campagna abbandonata. Granger e i suoi accoglieranno Montag, l’eroe di questo romanzo, tra i fuorilegge, dandogli rifugio e salvezza alla fine di una storia che era iniziata con il suo rientro a casa, al termine di una soddisfacente giornata di lavoro.
Mi sto facendo alcune domande: a proposito di Case Editrici Italiane – ho accennato al tema nell’ultimo Parliamone (Maggio: ai libri e agli editori capitano tante cose) – ma anche a proposito di attività quali quella di recensire, proporre la lettura di un libro.
Partendo dal primo tema: ho dato una scorsa alle Case Editrici dei libri che ho proposto. Ero curiosa di vedere se si evidenziavano significative prevalenze o esclusioni, cose così.
Si tratta di 22 Case editrici per, ad oggi, 56 libri (anche se i libri proposti sono in numero maggiore; di alcuni ho scritto, proponendone la lettura, commentandoli brevemente in questa rubrica, senza recensirli). Sono stati scelti in base, come spesso detto, al mio apprezzamento e al fatto che ‘uno tira l’altro’, al fatto che gli argomenti, gli autori, si richiamano, o per un consiglio ricevuto; non sono stati sicuramente scelti in base alla Casa Editrice che li ha pubblicati né, che so, a classifiche di vendita.
Penelope Mortimer, “La signora Armitage”, Minimum Fax
Peter, Peter, gran sbafazucchini
,
Aveva una moglie che gli era di cruccio:
la chiuse nel secchio, fra bucce e semini
e là se la tenne, per sempre al calduccio”
(Filastrocca popolare inglese)
E’ una storia che, pubblicata per la prima volta nel 1962, qualunque donna, e qualunque uomo, oggi come ieri, riconosce. Con divertimento amaro. Con grande empatia, alla fine, quando di che ridere non resta più nulla anche se un faticoso sorriso, di condivisione e comprensione, ci può stare. Come a dire che la vita, quella vera, è tanto ma proprio tanto faticosa, e si va avanti.
Maggio quasi impone il parlare di editoria: è il mese del Salone del Libro di Torino; è stato preceduto dalla “Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore” che si è, diciamo pure, celebrata, come avviene ogni anno, il 23 aprile scorso; in Italia siamo in attesa di vedere, capire, cosa succederà nel nostro piccolo mondo della grande editoria, qualora vada in porto l’acquisto (non è già accaduto, vero?) di RCS Libri da parte di Mondadori; ne sappiamo poco tutti, vero? Non credo di essere solo io. Ciò di cui siamo stati informati è che, in questa evenienza, si avrà “la formazione di un gruppo che controlla quasi il 40 per cento del settore editoriale trade (narrativa e saggistica) e il 25 per cento della scolastica, quindi con un’enorme forza di proposta e contrattazione nei vari ambiti legati al libro”.[1]
Paolo Cognetti, “A pesca nelle pozze più profonde. Meditazioni sull’arte di scrivere racconti”, Minimum Fax 2014.
“Mio marito mi regalò una scopa per Natale. Nessuno può convincermi che fosse un pensiero gentile.” (Grace Paley, “Un interesse nella vita”, in “Piccoli contrattempi del vivere”).
“Di mattina lei mi versa il whisky sulla pancia e se lo lecca tutto, di pomeriggio cerca di buttarsi dalla finestra.” (R. Carver, “Gazebo”, in Principianti)
“In autunno c’era ancora la guerra, però noi non ci andavamo più” (E. Hemingway, “In un altro paese”, in: “I quarantanove racconti”).